Il giudice sospetta vendette ma non ci sono prove

nostro inviato a Brindisi
In scala ridotta sembra un remake del caso Visco-Speciale. Anche la guerra tra il gip Clementina Forleo e il tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana, Pasquale Ferrari, corre sul filo del telefono.
Il noto magistrato avrebbe, infatti, minacciato e urlato frasi irripetibili a un militare della Benemerita («in nome del popolo italiano, si tolga la divisa, lei è indegno di indossarla») perché a suo avviso non avrebbe indagato a sufficienza su alcune telefonate anonime e sullo strano incendio della masseria di mamma e papà Forleo, poi deceduti nell'agosto del 2005 in un altrettanto misterioso incidente stradale. Per il quale, confessò un giorno Clementina, «sono arrivata a pensare pure a un sabotaggio».
La rinuncia alla scorta dell’Arma nasce, probabilmente, anche da qui. Da ruggini lontane. Da quelle indagini dei carabinieri che non sono riuscite a venire a capo né delle telefonate mute né dell’anonimo telefonista. Il pm Alberto Santacatterina chiede ma non ottiene l’archiviazione. Partono altre indagini. Intanto il gip Antonio Sardiello assolve i quattro dirigenti comunali indagati per l’assenza del segnale di Stop, rinviando a giudizio per omicidio colposo il solo marito della Forleo, al volante dell’auto con i suoceri. Sul fronte delle minacce ai genitori di Clementina, va detto, s’è verificato un imprevisto: i tabulati telefonici tardavano ad arrivare. Ma anziché con i gestori, Clementina s’è rifatta con gli inquirenti. Ha preso il cellulare, ha contattato la caserma alla Peschiera, e urlando ha chiesto conto all’ufficiale delle inerzie nell’inchiesta, l’ha invitato a non assecondare le decisioni del pm e del gip destinatari di un suo esposto alla procura di Potenza, gli ha suggerito di «risolvere il problema» per non rischiare di trovarsi anche lui nei guai.
Il tenente Ferrari non avrebbe fatto a tempo a dire le cose come stavano: e cioè, che dai tabulati monitorati non era emersa traccia di telefonate anonime e che non esisteva la prova provata di un’iniziativa criminale ai suoi danni con riferimento all’incendio della masseria dei genitori. Il gip di Milano urla così forte che il tenente, al pari del generale Speciale al telefono col ministro Visco, mette il «viva voce». Più testimoni presenti in ufficio registrano così lo sfogo di Clementina. Scatta così la denuncia per violenza privata e aggressione.