Il giudice straccia il foglio di via e le lucciole rimangono in strada

Da una parte questore e prefetto che firmano i fogli di via con rimpatrio obbligatorio dall’altra il giudice che li annulla uno dopo l’altro. La lotta contro l’immigrazione che vive di espedienti sembra destinata a fallire negli ingranaggi politico-amministrativi-giudiziari. Perché in questa commedia tutta italiana con una mano si vieta e con l’altra si annulla il divieto. Prova ne sono le decine di sentenze emesse dal Tar di Milano su uno dei temi che più affliggono la città e soprattutto i suoi cittadini: la prostituzione. Non si tratta di casi isolati, ma di un orientamento attraverso il quale i giudici del tribunale amministrativo regionale ricordando che «la prostituzione non è reato» stanno annullando tutte le procedure di rimpatrio messe in atto dalla questura e dalla prefettura per debellare il fenomeno delle lucciole.
Qualche esempio? A Fioralba N., ucraina, era stato ordinato il rimpatrio con foglio di via obbligatorio dopo che era stata trovata «il giorno 08.08.2008, alle ore 14.30, mentre si prostituiva». Scrive il questore che «l’interessata non ha motivo di soggiornare a Milano se non per prostituirsi ai margini delle strade, creando problemi di ordine, igiene e di sicurezza pubblica», inoltre, rileva che a carico della donna risultano «pregiudizi di polizia e penali, in relazione a varie violazioni inerenti il soggiorno in Italia sul possesso e uso di documenti di dubbia autenticità». Il provvedimento era stato emesso anche perché la ragazza «in complicità con pregiudicati e sfruttatori, favorisce sia l’indotto criminale che altri fenomeni delinquenziali, ovvero litigi e risse». Non così per il giudice. «Va osservato, in primo luogo, che la prostituzione non costituisce reato - scrive nella motivazione della sentenza -. Parimenti (Fioralba N.) non è pericolosa per la sicurezza pubblica». E sull’affermazione del questore «che la presenza dell’interessata nella zona favorirebbe l’indotto criminale ed altri fenomeni delinquenziali» si tratta scrive il giudice di «un’affermazione del tutto generica».
Anche Entela Z. nigeriana, ha vinto il suo ricorso e potrà continuare non solo a soggiornare in Italia, ma anche a prostituirsi in viale Abruzzi . Infatti si legge nella sentenza «l’esercizio di tale attività non integra di per sé un dato oggettivo espressivo, secondo criteri di ragionevolezza, della pericolosità sociale di chi si prostituisce». Soddisfatto anche il ricorso di Maribel 23 anni, brasiliana, che potrà continuare «ad esercitare il meretricio sulla strada provinciale Novedratese». A nulla è servito il decreto prefettizio nel quale si precisa tra l’altro che «le prostitute con la loro ostentazione turbano l’ordine e la quiete pubblica con modalità che creano le condizioni per la commissione di reati di ogni genere». «Un’affermazione- secondo il giudice - di estrema genericità, del tutto priva di correlazioni con comportamenti delittuosi specifici imputabili alla ricorrente e, pertanto, del tutto irrilevante ai fini della dimostrazione dei presupposti di adozione del rimpatrio con foglio di via obbligatorio».
Inutile invocare che la prostituzione soprattutto quella svolta in strada durante le ore pomeridiane come è il caso della cinese Shuang «offende e mette in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni». Anche in questo casi si tratta di «affermazioni senza riscontro» così com’è, secondo il giudice che ha trattato il caso di Arsida L. «troppo generico il riferimento ad una situazione di turbamento per l’ordine pubblico, collegata a reclami da parte dei cittadini» che non ne potevano più di avere le prostitute sotto casa e avevano inondato la questura di esposti. Stessa sorte hanno fatto i reclami dei cittadini residenti nel comune di Lomazzo. «Il luogo in cui l’interessata (Blanca S.) è stata sorpresa - scrive il questore - è oggetto di segnalazioni e proteste da parte degli abitanti della zona, in relazione a riflessi negativi del fenomeno della prostituzione, ovvero di ordine, igiene e sicurezza pubblica». «Ma simili considerazioni si sostanziano in affermazioni del tutto generiche», ribatte il giudice. Ciliegina sulla torta, semmai ce ne fosse bisogno, le spese dei procedimenti: tutte addebitate alle questure e dunque alla collettività. Naturalmente in nome del popolo italiano.