«Giudici supplenti dei politici»

MilanoÈ stato fra i primi, nell’ormai lontano 1996, a presentare una proposta di legge sul tema del testamento biologico. Giuliano Pisapia, penalista ed ex Presidente della Commissione giustizia della Camera, considera la sentenza della Cassazione «una decisione storica al termine di una lunga battaglia». «Ma - aggiunge - ancora una volta si è dovuto delegare un tema così importante ai giudici il cui compito dovrebbe essere quello di applicare la legge e non di sopperire alle carenze del legislatore».
Invece?
«Siamo arrivati a questo punto dopo moltissime sentenze e perizie. Dopo dieci anni di tormenti e di sofferenze. Sarebbe stato meglio, molto meglio, se il destino di Eluana non fosse stato deciso dai magistrati».
È la solita azione di supplenza dei giudici?
«Sì. Però, a differenza di altri casi in cui vi sono state sentenze “creative”, talvolta anche in contrasto con la ratio della norma e la volontà del legislatore, qua i giudici non hanno interpretato. E poi non avevano scelte».
Sono stati obbligati a intervenire?
«Sì, hanno dovuto sostituirsi al legislatore dal momento che vi era una precisa richiesta del papà di Eluana. Dovevano pronunciarsi, con un sì o con un no. E l’hanno fatto».
Come mai c’è stato bisogno di un travaglio giudiziario così lungo per arrivare alla fine?
«La Costituzione dice che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Il punto, il punto delicatissimo che divide gli esperti, è proprio questo: l’alimentazione forzata è un trattamento sanitario oppure no?»
In mancanza di una norma specifica?
«La legge non c’è e il giudice deve sbrogliare la matassa da solo, facendo riferimento alla Costituzione».
Come?
La Costituzione, all’articolo 32, stabilisce anche che la Repubblica tutela la salute. La salute, ripeto, e non uno stato vegetativo permanente. Scatta dunque la prima ricognizione: valutare le condizioni di Eluana dal punto di vista scientifico. Gli esperti hanno detto che questa situazione era irreversibile».
Per alcuni studiosi non esiste lo stato vegetativo permanente.
«La tesi prevalente fra gli scienziati è che l’irreversibilità esista. E che non ci sia per Eluana una strada per tornare alla vita».
Il secondo punto?
«Eluana aveva dichiarato le proprie volontà? Sì, i testimoni ci hanno fatto sapere che, se incosciente in un letto, avrebbe voluto morire. Era la sua volontà. A questo punto è possibile prendere quella decisione così difficile: Eluana può morire».
Per Francesco Cossiga così si introduce l’eutanasia.
«Per me quella di Eluana è non vita».
Arriverà una legge sul testamento biologico?
«Spero al più presto. E auspico che sia una legge il più condivisa possibile. La materia è delicatissima, incandescente, ma in qualche modo dev’essere regolamentata. Io stesso nel tempo ho presentato cinque proposte di legge. E non è giusto che siano i giudici, in un modo o nell’altro, a dover stabilire i confini fra la vita e la morte».