A giudizio il marine che uccise Calipari Gli Usa: non concederemo l’estradizione

Processo in contumacia a Lozano per «delitto politico». Il Pentagono: «Il funzionario era un eroe ma quella macchina correva troppo»

da Roma

Una «macroscopica violazione delle regole d’ingaggio» che ha provocato «un delitto oggettivamente politico» perché eseguito in danno di una personalità dello Stato italiano, lo 007 Nicola Calipari. Considerando «inattendibili le dichiarazioni dei militari Usa» il Gup romano Sante Spinaci ha rinviato a giudizio, per omicidio volontario e duplice tentato omicidio, il soldato scelto americano Mario Lozano. Il processo che si aprirà il 17 aprile alla Corte d’Assise di Roma per la morte di Calipari avrà dunque un imputato: il militare americano che aprì il fuoco, quel 4 marzo 2005, contro la Toyota sulla quale viaggiavano il dirigente del Sismi, il maggiore dei carabinieri Andrea Carpani e la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, appena liberata dal suo sequestro. Ma anche i rapporti tra Italia e Usa hanno un nuovo motivo di potenziale attrito, dopo la vicenda del sequestro Abu Omar, la querelle sulla base Usa di Vicenza e le ultime polemiche sulla missione in Afghanistan. Immediata, infatti, la reazione del Pentagono, il cui portavoce Bryan Whitman ha detto chiaramente che il Dipartimento di Stato Usa «e il ministero della Difesa in Italia», considerano il caso chiuso, escludendo che il soldato scelto del 69esimo reggimento di fanteria dell’esercito statunitense possa essere estradato. «È stato un eroe, ma la macchina correva troppo. Lozano rispettò le regole d’ingaggio», ha commentato il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack. Ma il Guardasigilli Clemente Mastella assicura: «La richiesta di estradizione è stata la prima cosa che ho promesso alla vedova Calipari». Di diverso avviso Margherita Boniver, responsabile esteri di Forza Italia: «Prassi e legge americana vietano che i militari Usa vengano processati al di fuori dei loro confini».
L’ordinanza di rinvio a giudizio firmata da Spinaci, che definisce «coerente l’impianto accusatorio», è stata accolta con soddisfazione dai pm titolari delle indagini, Erminio Amelio, Franco Ionta e Pietro Saviotti, ma anche dalla vedova di Calipari, Rosa Villecco, e dalla stessa Sgrena. Il provvedimento è un duro atto d’accusa contro i militari Usa. Il giudice non solo non ha preso in considerazione la tesi di Fabrizio Cardinali, difensore di Lozano, secondo il quale il soldato aveva adempiuto al proprio dovere obbedendo a un ordine in uno scenario di guerra. Ma ha anzi emesso «una sorta di sentenza di condanna», per dirla con l’avvocato della vedova dello 007, Francesca Coppi, ritenendo la condotta di Lozano «sorretta dal dolo diretto finalizzato a raggiungere l’obiettivo di bloccare l’autovettura anche mediante il ferimento o la morte dei suoi occupanti, eventi certamente previsti e alternativamente voluti». Aspre le critiche per l’inquinamento delle prove da parte dell’autorità Usa messe nero su bianco dal Gup, che ha accolto la richiesta, avanzata dal legale di parte civile della Sgrena, Alessandro Gamberini, di citare come responsabile civile il Dipartimento di Stato americano. Anche con Lozano contumace il processo potrà tenersi. Spinaci infatti nell’ordinanza ritiene «valida la richiesta del ministro della Giustizia (era Roberto Castelli, ndr) di procedere in Italia» anche se l’imputato è assente. Questo perché il reato contestato al soldato americano prevede l’aggravante di aver arrecato «offesa agli interessi dello Stato italiano».