Giugiaro spara su Marchionne, il designer ora fa il «tedesco»

Fiat ha tolto all'ultimo, a Volkswagen-Italdesign, la sponsorizzazione degli eventi per i 150 dell'Unità d'Italia a Torino

Sergio Marchionne, a sentirsi dire che «è un grande uomo di finanza, ma non un uomo di prodotto», modo elegante per sostenere che «di auto ci capisce poco», non l'avrà presa bene. È come se a Giorgetto Giugiaro, da cui è partita la bordata, facessero pesare di aver ceduto un pezzo di storia ai tedeschi perché abbagliato dalle lusinghe dorate, correggendo il logo «Italdesign» in «Germandesign», visto che l'azienda che ha fondato è stata fagocitata, e ben pagata, dal gruppo Volkswagen. Perché, si chiedono in molti, il «Designer del secolo» (scorso), ha attaccato pubblicamente Marchionne? Giugiaro, alla presentazione del Master in scienza del design, non è stato tenero con l'amministratore delegato di Fiat e Chrysler: «L'auto - ha polemizzato - è un prodotto che si vende e che deve conquistare, e non è un gioco di finanza; il gioco è quello di fare prodotti. Chi compra un'auto non è interessato a sapere se è fatta in Cina, in India o in Polonia; guarda al contenuto e a cosa offre. E allora vince il migliore» (sottinteso loro, i tedeschi).
Parole del genere, alla vigilia del Salone di Ginevra dove il gruppo Fiat svelerà alcune delle novità dell'anno, possono essere interpretate come un attacco indiretto della Volkswagen nei confronti di Fiat. Giugiaro «megafono» di quel Ferdinand Piëch indispettito dal muro che Torino ha eretto per respingere le avances di Wolfsburg verso Alfa Romeo e Ferrari? Che i tedeschi, pressati dallo stesso Giorgetto e da Walter de' Silva, non vedano l'ora di mettere le mani soprattutto sul Biscione è assodato; come è anche vero che in Via Nizza, al di là dello scambio di calandre tra Chrysler e Lancia, nonché tra Dodge e Fiat (dagli intrecci si salva la nuova Ypsilon), il vero problema è rappresentato dalla gamma prodotti: rispetto alla concorrenza il ritardo, per varie ragioni, è evidente.
Giugiaro, nel voler cercare a tutti i costi di mettere il dito nella piaga (Marchionne, comunque, non si è mai vantato di essere un guru dell'auto, preferendo invece definirsi «un metalmeccanico»), ha forse voluto vendicarsi del gol in zona Cesarini messo a segno da Fiat a proposito della sponsorizzazione degli eventi legati ai 150 anni dell'Unità d'Italia. In un primo tempo, infatti, la megasponsorizzazione delle manifestazioni era stata assegnata dalla Regione Piemonte alla Volkswagen che avrebbe successivamente lasciato alla sua Italdesign il ruolo di prima donna nelle varie manifestazioni.
Poi, con colpevole ritardo, si è svegliata la Fiat e la sponsorizzazione ha cambiato casacca. Giugiaro e i tedeschi hanno mal digerito la gestione della vicenda. Da qui la rappresaglia: no al Salone dell'auto di Torino, facendolo di fatto affondare, e stoccata a Marchionne, «grande risanatore ma poco automobilaro». Potrebbe essere andata così.