Giulia Battaglia e la lezione dei maestri

Oltre 80 opere a tracciare le linee guida della produzione artistica di Giulia Battaglia. Ma non solo, perché le opere in questione seguono pedissequamente anche i cambiamenti, i risvolti, della sua vita. Se infatti nel salone centrale del Complesso del Vittoriano in principio troviamo le opere della giovinezza, in cui il realismo sembra farla da padrone, nelle successive sezioni troviamo posti in evidenza quelle che nel tempo sono divenute le problematiche di interesse per l’artista. Ecco allora una serie di ritratti di uomini protagonisti del momento politico degli anni Cinquanta e Sessanta, abituali frequentatori della casa del padre avvocato. Giulia Battaglia infatti, oltre a frequentare gli intellettuali e i politici dell’epoca, ha la possibilità di vedere da vicino i grandi artisti del momento, incontrando Mafai, Rotella, ma anche gli americani De Kooning, Twombly. Se nei primi lavori si nota una certa predisposizione a una pittura non lontana da quella dei grandi della Scuola Romana, in realtà l’artista se ne distacca subito, per concentrarsi su una maniera assolutamente più personale. Intorno alla seconda metà degli anni Sessanta se ne va negli States, dove l’amore la farà rimanere per circa venti anni. Lì, oltre a trovare un mondo di artisti completamente sconosciuto, si ritrova anche di fronte a realtà, ad architetture, a figure, mai visti prima. La sua produzione pittorica compie dunque un cambiamento, i colori si fanno più scuri, quasi più violenti, e protagonisti dei suoi lavori divengono gli artisti di Harlem e i giocatori di football. Figure comunque tipiche di una realtà americana, categorie socialmente interessanti anche in virtù di una analisi sociologica. A concludere la mostra una serie di lavori della sua ultima produzione ed una serie di disegni.
Complesso del Vittoriano fino al 15 maggio.