Giuliano Amato predica bene e razzola male

Carissimo Granzotto, la prego, non faccia spirare l’anno senza commentare la «strozza» di Giuliano Amato e le sue miserabili affermazioni tipo «i giovani protestano contro la voracità dei vecchi» o «la protesta giovanile è contro le generazioni che hanno mangiato il loro futuro». Io, sessantunenne, un po’ di voracità l’avevo, però grazie anche ad Amato non ho mangiato un bel niente.
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La faccia tosta di Giuliano Amato, altrimenti detto il Dottor Sottile, è leggendaria, caro Bersani. Si rivelò tostissima quando, sotto la grandine di avvisi di garanzia che cadeva sul Psi e sulla testa di Bettino Craxi, aperse l’ombrello e fischiettando come se niente fosse si dichiarò - da vice segretario del partito, mica da usciere del medesimo - estraneo e ignaro del giro di tangenti con le quali le formazioni politiche si finanziavano. Prassi che nel suo storico intervento alla Camera (20 aprile 1993) Bettino Craxi affermò, non smentito dai presenti, essere comune a tutti, «anche quelli che qui dentro fanno i moralisti». Grande Craxi. Piccolo, minuscolo, sifonattero Amato. E ora questo Gran Marpione del Palazzo - due volte presidente del Consiglio, quattro volte ministro del Tesoro, una volta ministro per le Riforme e un’altra ministro degli Interni - questo Gran Marpione, dicevo, per oltre vent’anni nella sala comandi del potere, alza il ditino e ci indica come uscire da quella «strozza» del debito pubblico ch’egli ha largamente contribuito ad accrescere. Sentenzia, lui che l’ha edificato sul debito e sullo sperpero, che il futuro dipende da chi lo costruisce, da come lo costruisce. Ci svela che per ovviare alla «strozza» sua (e dalla quale, come vedremo subito, non si fa certo strozzare) tocca sganciare, noi contribuenti, 30mila euri cadauno. Sull’unghia. Giuliano Amato. Uno che ogni due per tre dice avanti i giovani, ma che a 74 anni è ancora lì, abbarbicato alle cadreghe, presidente - non a titolo grazioso - dell’Enciclopedia Treccani, senior advisor - dunque a busta paga - della Deutsche Bank. E che ciò nonostante contribuisce a farla più giugulatoria, la «strozza», suggendo una barca di soldi fra cumuli di pensioni e vitalizi. Per chi gli ha fatto i conti in tasca, una trentina di migliaia di euri al mese.
Altro che «chiagne e fotte», caro Bersani. Qui siamo alla plateale presa per i fondelli. Siamo al classico armiamoci e partite, al vai avanti tu che a me viene da ridere. Ma dico, questo tartufone, questo dispensatore di verità sciolte e a pacchetti, questo presuntuoso e saccente sughero che ha galleggiato su tutti i mari della politica, mari spesso assai inquinati, qualche volta maleodoranti, dato che ha tanto a cuore il bene pubblico e il futuro delle nuove generazioni in particolare perché non libera le poltrone che seguita a occupare, perché non si dà una bella limata alla ridondante pensione della quale gode? Se è sincero, dia il buon esempio, perbacco. Per riprendere la sua amara considerazione, caro Bersani, quel che ci si aspetterebbe da un Giuliano Amato catoneggiante, è che finalmente faccia mangiare anche un po’ gli altri. Mica gli si chiede di digiunare (anche se...), solo che affievolisca la sua incontinente voracità. A una certa età, poi, la dieta conviene.
Paolo Granzotto