Giuliano & C.

L'imperatore Decio regnò meno di tre anni, dal 248 al 251, ma si distinse per una ripresa in grande stile delle persecuzioni anticristiane. Narra lo storico Eusebio di Cesarea che Decio si preoccupava soprattutto di disfare tutto quel che il suo predecessore aveva fatto (nulla di nuovo sotto il sole). E quest'ultimo aveva tenuto la mano leggera coi cristiani, anche perché suo figlio, pare, era uno di loro. Sotto Decio, nell'anno 250, ci rimise la pelle anche un gruppo di cristiani di Alessandria, di cui il Giuliano di oggi era il più anziano. Soffriva di gotta e non poteva neanche camminare. Così, dovette essere portato quasi a braccia davanti al magistrato per il processo. Lo reggevano due correligionari. Di fronte alla prospettiva di una condanna a morte, uno di questi due acconsentì a sacrificare agli idoli e venne rilasciato. Il vecchio Giuliano e l'altro, invece, rimasero saldi nelle loro posizioni e fu loro inflitto uno stravagante supplizio. Vennero legati su due cammelli e portati in giro per la città. Nell'andare, i carnefici si incaricavano di flagellarli, mentre la folla pagana che assisteva lanciava loro addosso palate di calce viva. Giuliano e il compagno (di nome Cronione oppure Euno ma detto Gioviale) ne rimasero corrosi a morte. Un soldato che, di fronte alle urla belluine degli astanti aveva cercato di proteggere i due condannati, fu arrestato e portato alla decapitazione come complice dei cristiani. In contemporanea furono tratti dal carcere e ricoperti di calce viva fino a farli morire i cristiani Macario (un libico, questo), Epimaco e Alessandro.