«Con Giulietta e Romeo aiuto la ricerca sul cancro»

In settembre al Colosseo l’anteprima dello spettacolo che esordirà all’Arena nel giugno 2007. Un euro per ogni biglietto venduto fino al 2010 devoluto all’Airc

Pier Francesco Borgia

da Roma

La prevendita dei biglietti per godersi la nuova opera di Riccardo Cocciante inizierà tra poche settimane. Peccato che il debutto sia previsto, però, solo a giugno del 2007 all’Arena di Verona. Una scelta carica di significati, visto che si tratta di una rielaborazione pop della sempreverde storia romantica che ha unito e diviso i Montecchi e i Capuleti. Così come li aveva immaginati Shakespeare, e prima di lui Matteo Bandello. Così come li canterà Riccardo Cocciante il prossimo 16 settembre nella cornice insolita e suggestiva dell’anfiteatro Flavio a Roma. Una ghiotta anticipazione di quanto accadrà a Verona fra solo 22 mesi. «Sarò solo sul palcoscenico - spiega Cocciante - e canterò tutte le parti e le arie dell’opera su una base preregistrata». «E sarà la prima e unica volta che canterò queste arie - promette l’artista -. D’altronde non ho mai voluto cantare i brani di Notre-Dame de Paris, perché appartengono agli interpreti dell’opera, non a me. Io voglio essere soltanto il compositore. E nient’altro. Quella del Colosseo è un’occasione più unica che rara. Giustificata anche dalle finalità dell’evento».
Il concerto, infatti, è stato promosso e organizzato insieme con l’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che quest’anno compie quarant’anni. Un «matrimonio», quello fra Cocciante e l’Airc, che durerà nel tempo. Almeno fino al mezzo secolo di vita della associazione fondata nel 1965 per iniziativa di alcuni ricercatori dell’Istituto Tumori di Milano tra cui Umberto Veronesi. Il concerto del 16 settembre sarà registrato e quindi trasformato in un dvd che verrà subito messo in vendita. I ricavati, manco a dirlo, saranno devoluti in parte all’Airc e in parte alla Sovrintendenza dei beni archeologici di Roma che - in qualità di padrona di casa - verrà ripagata dell’amabile cortesia di aver ceduto l’anfiteatro per tanta nobile causa.
Cocciante ha anticipato i contenuti dell’opera nel corso di un incontro con la stampa. «Insieme con Pasquale Panella, cui ho affidato il compito di scrivere i testi dell’opera, abbiamo deciso di onorare nel modo più rispettoso possibile la storia resa immortale da Shakespeare». «Al momento - ricorda il cantautore - il grosso del lavoro è già finito. Adesso bisognerà darsi da fare con la produzione dello spettacolo. Inizieremo entro breve i provini per assegnare le parti. E non sarà un lavoro di poco conto».
Cocciante ha anche sottolineato che, a differenza di Notre-Dame de Paris, questa nuova opera sarà sempre interpretata in italiano. «Ci siamo dimenticati - ricorda l’autore di Margherita - che la lirica da sempre parla italiano ed è stato il miglior veicolo di promozione della nostra cultura».
«Il melodramma e la grande lirica - continua Cocciante - hanno smesso da tempo di accendere gli animi del grande pubblico. Sono convinto che proprio con operazioni come Notre-Dame de Paris e Giulietta e Romeo possiamo parlare a un pubblico il più largo possibile, che comprenda sia le nuove generazioni attratte dalla modernità del linguaggio musicale, sia le persone più anziane che ritrovano gli stimoli giusti con opere che parlano al cuore della gente».
La carriera di compositore di «lirica moderna» non distoglie però Cocciante dal suo primo grande amore: la canzone. «Non mi chiudo in questo cliché, tanto che già in autunno uscira il mio nuovo cd». Un progetto sul quale fa calare però il riserbo più assoluto («Ora voglio parlare soltanto di Giulietta e Romeo»).
Il successo registrato in tutto il mondo dalla commovente storia di Quasimodo ed Esmeralda fa bene sperare i responsabili dell’Airc. Su ogni biglietto venduto da qui al 2015 per ogni replica di Giulietta e Romeo in giro per il mondo, un euro sarà devoluto all’associazione che si occupa di studiare ogni strategia possibile alla lotta contro i tumori.
«Un contributo significativo e costante nel tempo - spiegano i responsabili dell’Airc - che permetterà di mettere in cantiere nuovi progetti di ricerca affidandoli a giovani scienziati sotto i trentacinque anni».