Una giungla nel torrente Bisagno e Marassi ha paura dell’alluvione

Arbusti lasciati diventare alberi nel corso d’acqua nascondono cumuli di spazzatura ed elettrodomestici I residenti temono l’arrivo delle piogge d’autunno

«Il torrente Bisagno è una bomba ad orologeria». Lo avevano dichiarato in tempi non sospetti al Giornale (15 luglio 2007), Aldo Praticò e Domenico Morabito, entrambi di An e rispettivamente consigliere comunale e capogruppo nel IV Municipio della Valbisagno. Un problema che si trascina ormai da decenni, ma che viene affrontato seriamente solo dopo qualche, anche se piccola, esondazione dello stesso. Infatti, sono decine i casi di limitati allagamenti negli ultimi tempi, che si sono registrati al termine di un semplice acquazzone e per colpa del Bisagno il quale, a causa della scarsa manutenzione e pulizia del proprio greto e dei suoi numerosi affluenti (almeno una trentina, con rio Fereggiano, Geirato e Torbido i più a rischio), rimane intasato e non riesce a smaltire le acque affluenti. L'argomento è stato affrontato 2 mesi fa nell’ambito di un’assemblea pubblica tenutasi in Valbisagno alla quale parteciparono tecnici del Comune, dell'Aster, consiglieri comunali e oltre un centinaio di semplici cittadini, questi ultimi curiosi e impauriti per una possibile esondazione del torrente, ma soprattutto stanchi di dover combattere ogni giorno e sempre di più (nel vero senso della parola), contro enormi pantegane le quali, nella folta vegetazione del Bisagno trovano riparo e durante il giorno effettuano autentiche spedizioni verso i bidoni lungo la strada, come per esempio in luoghi affollati come San Gottardo o Staglieno. Questi animali non hanno paura della gente anzi, è di qualche mese fa l'aggressione subita da un operatore dell'Amiu che, dopo avere aperto il coperchio di un cassonetto, fu morsicato da una decina di enormi ratti.
In quella occasione, sia i tecnici comunali sia quelli dell'Aster a proposito della vegetazione incolta, spiegarono che «non bisognava avere paura per i semplici cespugli, anche se in numero elevato, in quanto in caso di pioggia l'acqua li avrebbe spazzati via in pochi minuti». Cosa diversa invece, sempre secondo le dichiarazioni degli esperti, «è quando invece gli arbusti cominciano ad avvicinarsi alla misura di 3 metri». Le rassicurazioni in merito furono che, nel caso della seconda ipotesi, una speciale squadra (un misto tra Comune, Aster e privati), sarebbe intervenuta per ripulire la zona.
Ma a quanto pare, anzi a quanto si vede, transitando lungo le strade che costeggiano il torrente, non solo la vegetazione ha superato i 3 metri, ma in parecchi casi, è talmente alta da superare il marciapiede della sovrastante strada e creare qualche zona d'ombra, in prossimità di alcune fermate del bus o di alcuni campi da bocce, pronti ancora una volta ad essere spazzati al primo acquazzone. Una folta, alta e verde foresta che, col passare dei giorni, assomiglia sempre di più ad una foresta amazzonica, un variopinto paesaggio che comincia a Prato e termina a Borgo Incrociati, un intreccio astruso di alberi e rifiuti ingombranti (impossibile, vista la fitta vegetazione, scorgere dall'alto, frighi, motorini o lavatrici che i soliti incivili hanno indisturbatamente riversato giù di sotto), dove abitano cinghiali, topi, anatre, aironi e fagiani ma che, in caso di forti piogge, creerebbe il classico «tappo»: ovvero una barriera naturale che permetterebbe, maggiormente e più facilmente, la tanto e giustamente temuta esondazione del Bisagno.
Le foto scattate ieri e che mostriamo sopra testimoniano senza ombra di dubbio che la situazione è degenerata oltre ogni più grigia previsione. Il punto di non ritorno potrebbe arrivare con le prime, ma a volte torrenziali, piogge autunnali.