Giuni Russo: un dvd per ricordare la sua voce di cristallo

Cesare G. Romana

da Milano

È un piccolo crimine che gli album capitali di Giuni Russo, e in particolare lo splendido Energie, non siano stati riproposti se non recentemente su un mercato popolato di tante balordaggini. Ben venga dunque questo Mediterranea Tour, divudì inedito che evoca un concerto dell’84, e che ci restituisce Giuni al culmine del suo talento d’autrice e interprete.
L’amorevolissima produzione di Maria Antonietta Sisini, che della grande artista fu compagna e coautrice preziosa, e la supervisione di Franco Battiato esaltano ulteriormente un documento davvero emozionante, su una cantante che Marinella Venegoni, nella sua bella presentazione, racconta «inquieta sempre, e dolcemente ribelle», celebrandone «la voce di perla», la «contaminazione tra lirica, pop elegante e jazz» e infine l’indole «solare, semplice, diretta anche nelle tempeste delle difficoltà»: quelle - la malattia che ce l’ha sottratta - volute da un destino spietato, e quelle legate alla sordità di tanto mondo discografico e mediatico.
Ecco così, nell’anniversario della scomparsa, rivivere in questo divudì, affiancato dalla ripubblicazione dell’album A casa di Ida Rubinstein, la Giuni più colta e assorta, più votata ad un linguaggio musicale che conciliasse tradizione e innovazione. Senza escludere la Giuni che non disdegnava di concedere, alla sua splendida voce sopranile, qualche frizzante divertissement, come Un’estate al mare, pagina balneare non priva d’una sua provocatoria genialità, o Limonata cha cha, scintillante di humour e di ammiccante mal d’Africa.
Ovvio che di ben altra arditezza, e spessore, vibrano nel divudì brani come L’addio, tratto appunto dall’inimitabile compendio di Energie, eppoi la struggente Mediterranea, Lettera al governatore della Libia firmata da Battiato, la bohème iberica di Le contrade di Madrid e ancora l’affresco quasi biblico di Babilonia e l’invito d’amore di Sere d’agosto. Tutte testimonianze della dovizia espressiva, e della portentosa duttilità, d’una voce che svetta limpida e tagliente, o s’acqueta in morbidezze di velluto: umbratile e lucente, tenera e appassionata e ironica.
Altri brani, videoclip, reperti e in più un’accorata testimonianza di madre Emanuela del Carmelo di Chiaravalle - cui Giuni, interprete tra l’altro di brani di Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, fu particolarmente legata - completano il tracciato del disco. Cui s’aggiunge, si è detto, la riproposta su cidì di A casa di Ida Rubinstein: arie e canzoni di Bellini, Donizetti e Verdi, rifatte con logica «di confine», tra colta e popolare, con l’accattivante coraggio e la toccante intensità che rendono unica la carriera di quest’artista da non dimenticare.