La giunta aumenta gli stipendi ma per i giudici i soldi vanno resi

Condannata l’ex amministrazione rossa di Rho. La Corte dei Conti : «Premi concessi senza meriti». Due i milioni da restituire

Più di due milioni di euro. È questa la somma che i dipendenti dovranno restituire al comune di Rho, per aumenti percepiti illegittimamente ed elargiti dalle passate amministrazioni civiche di sinistra. La scorsa settimana i giudici della Corte dei Conti hanno infatti condannato alcuni ex amministratori e dirigenti al pagamento della rilevante somma. Tutti riconosciuti colpevoli, dal punto di vista amministrativo, di aver pagato al personale comunale premi di produttività in base a criteri difformi da quelli previsti dalla legge. La sentenza, della quale il sindaco Roberto Zucchetti del centro destra ha dato comunicazione durante l'ultimo consiglio comunale, è stata depositata martedì scorso. Spetta ora agli uffici del comune mettere in atto le iniziative necessarie per il recupero delle somme illegittimamente intascate.
«Questo evento, che segue di una sola settimana l’annuncio di una indagine della Magistratura sulla erogazione dei falsi contributi di solidarietà - ha commentato il primo cittadino - non può che turbarci ulteriormente. Faremo tutto il possibile per garantire la massima correttezza di tutte le procedure, e il massimo rispetto per la dignità di ogni persona».
I due milioni e 136 mila euro, in media 5000 euro a testa, dovranno essere rifusi all’erario comunale da più di 300 dipendenti, compresi quelli che nel corso degli ultimi anni sono andati in pensione. La condanna della Corte dei Conti lombarda riguarda tutti gli amministratori succedutisi dal 1999 al 2002 che hanno sottoscritto i contratti, senza tralasciare di coinvolgere un paio di dirigenti e altrettanti segretari comunali. I giudici hanno rilevato una irregolarità fondamentale: i premi in danaro al personale non sarebbero stati dati secondo criteri meritocratici, bensì spalmati a tutte le 335 persone in servizio. Una scelta che di fatto non avrebbe scontentato nessuno, e che al tempo stesso avrebbe tenuto buono l’agguerrito sindacato interno.
«In tutta questa vicenda va sottolineata la negligenza di chi ci ha amministrato e di chi dirigeva gli uffici – dicono i dipendenti -. Così mentre gli ex amministratori di fatto non metteranno mano al portafogli, grazie all’Assicurazione che copre loro le spalle, per noi si profila un salasso. E per difenderci dal recupero forzato, saremo costretti a resistere legalmente».
All'epoca dell’indagine i revisori dei conti del Comune avevano chiesto di modificare il bilancio comunale, ponendo in entrata una voce di 2 milioni e 136 mila euro che dovevano essere rimborsati dal personale dipendente che ne aveva beneficiato. Ma l'ex sindaco ulivista Paola Pessina, si oppose fermamente, convinta che si trattava soltanto di un polverone. «La Corte dei Conti prevede un danno erariale che a nostro avviso non c’è – dichiarò l’assessore al Bilancio - non ci sono stati arricchimenti personali né si sono regalati soldi». Non l'hanno pensato allo stesso modo i giudici che hanno emesso la condanna.