La Giunta birmana dice sì agli aiuti

L’apertura dopo un incontro tra il generale Than Shwe e il segretario dell’Onu Ban Ki Moon. I soccorritori potranno entrare nel Paese

Gli aiuti internazionali potranno entrare in Birmania. A tre settimane esatte dall'arrivo del ciclone Nargis sulle coste sud-occidentali del Paese, il generale Than Shwe, capo dal 1992 della giunta militare che guida il Paese, ha accettato l'invio di aiuti internazionali dopo un lungo colloquio con il segretario generale della Nazioni Unite, Ban Ki Moon. L'incontro tra i due leader è avvenuto ieri, nella nuova capitale amministrativa birmana, Naypiydaw. Il segretario generale delle Nazioni Unite si è detto soddisfatto dell’incontro: «Ho avuto un buon incontro con il generalissimo - ha dichiarato Ban Ki Moon - in particolare sulla questione degli operatori umanitari». Ban Ki Moon ha poi ribadito che Than Shwe «ha adottato una posizione assai morbida» sulla questione degli aiuti, acconsentendo a «fare entrare nel Paese tutti i soccorritori».
Nelle scorse settimane, il regime birmano aveva impedito l'ingresso alle squadre occidentali consentendo l'accesso solo ai team medici dei Paesi vicini. Il bilancio dell'Onu sugli effetti del ciclone Nargis è, ad oggi, di circa 2,4 milioni di persone colpite (di cui 1,4 milioni gravemente ferite) e di 134mila morti. Fino a questo momento, solo 133 aerei sono giunti nel Paese e solo un centinaio di soccorritori hanno ottenuto il visto d'ingresso. L'incontro tra Ban Ki Moon e Than Shwe segna una svolta nei rapporti tra la Nazioni Unite e la Birmania (ribattezzata Myanmar dalla giunta al potere nel 1989): è, infatti, la prima volta dal 1962, quando è iniziata la dittatura militare, che un segretario generale delle Nazioni Unite entra nel Paese. L'ingresso di aiuti internazionali è stato salutato come una svolta storica da Ban Ki Moon: il generalissimo, oltre ad avere acconsentito all'ingresso nel Paese di tutti i soccorritori «a prescindere dalla nazionalità», si è detto disponibile anche a concedere l'uso dell'aeroporto di Yangon (già Rangoon) come snodo logistico per la distribuzione degli aiuti.
Le squadre di soccorso potranno accedere, inoltre, anche alla zona del delta del fiume Irrawaddy, la più devastata dal ciclone che il 2 maggio scorso ha colpito la Birmania. Le prime operazioni coinvolgeranno l'invio di imbarcazioni ed esperti che l'Onu considera prioritari per soccorrere i colpiti dal ciclone. Con l'arrivo dei monsoni, ha dichiarato la portavoce dell'Ufficio per gli Affari umanitari dell'Onu, Elisabeth Byrs, si ipotizza che molte strade saranno impraticabili e che molti luoghi saranno raggiungibili solo in barca. «Servono esperti nella gestione delle catastrofi e nel coordinamento degli aiuti - ha voluto sottolineare la Byrs -. Abbiamo bisogno di barche piccole, medie e grandi». A Rangoon, di ritorno dall'incontro con il leader birmano, Ban Ki Moon ha ammonito il regime che questa volta «il mondo osserverà la Birmania» e che la giunta dovrà «mettere in pratica» quanto promesso. A tre settimane dal disastro provocato da Nargis la situazione resta critica, soprattutto nel sud-ovest del Paese. «Questo è un momento critico per la Birmania - ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite a Mizzima News -. Abbiamo un programma di aiuti che funziona, ma per il momento siamo riusciti a raggiungere solo il 25% dei birmani colpiti dal ciclone».