La giunta di Chiavari si sfoglia sulla Margherita

La Margherita si smarca dalla maggioranza di centro sinistra di Chiavari e chiede le dimissioni del sindaco Sergio Poggi. Salta il tappo di San Silvestro e il Palazzo vacilla. È crisi intestina e neanche tanto larvata. Iniziata tempo fa con Paolo Uccelli, primo sostenitore di Poggi, che lasciò i compagni di viaggio per creare Obiettivo Chiavari. Ne ha seguito l'esempio di recente da Stefano Trocar, che molla per seguire «Chiavari avanti così» di Vittorio Agostino. Poi Forza Italia a dare spallate all'immobilismo fatale alla città. Ieri il comunicato del direttivo della Margherita, tre consiglieri in Comune e peso significativo negli equilibri. «Si chiede al sindaco di prendere atto dell'impossibilità di realizzare il programma politico amministrativo del quale si era fatto personalmente portabandiera». Lo diramano ai media, Poggi non ne sa nulla. Chiedono al vice sindaco Giovanni Scuderi di rassegnare le dimissioni. Ad Alessandro Monti, capogruppo in consiglio, l'incarico di comunicare al sindaco che «la Margherita non parteciperà più alle attività della maggioranza, sentendosi libera, qualora il sindaco non si dimettesse, di valutare in modo autonomo come votare le pratiche che saranno poste all'attenzione dei prossimi eventuali consigli comunali».
Tradotto: non votano la sfiducia, ma prendono le distanze. Rapallo è l'esempio più vicino e il sintomo più inquietante. Ma a Chiavari ci terrebbero che fosse il sindaco a mollare lo scranno. Tanto più che la maggioranza resta con un solo voto di scarto e il colpo basso della Margherita rende ondivaga ogni proiezione. Lo mettono nero su bianco che è impossibile realizzare il programma elettorale nell'anno che rimane. Che La Margherita credeva e crede ancora in quel programma. Che la scelta di oggi è un atto di fedeltà ai valori nei quali s'è sempre riconosciuta e che continuando così si finirebbe per dare Chiavari in mano alle opposizioni. Constata che molti simpatizzanti del centro sinistra chiedono di interrompere l'esperienza amministrativa in corso, ma soprattutto «prende atto che all'interno del gruppo di maggioranza, sindaco, assessori e consiglieri, non c'è autentica condivisione sul metodo di lavoro e sugli strumenti concreti per realizzare gli obiettivi». Il problema quindi sarebbero le persone che gestiscono la cosa pubblica, magari la dura convivenza con i Democratici di Sinistra, che qualcuno ha definito «pigliatutto».
Ma i dissidenti insistono: «non è una resa, da domani tutti quelli che si riconoscono nel programma 2003, potranno mettersi al lavoro per riproporlo alle prossime elezioni, adeguato alle reali esigenze di Chiavari». Ergo: «è indispensabile dare vita ad un gruppo forte, anche eventualmente di matrice civica, capace di scegliere un candidato sindaco e un gruppo di amministratori in modo partecipato».
Sono già in campagna elettorale, hanno detto tutto e Poggi casca dalle nuvole. Mai accorto di malesseri tra le sue forze politiche. Strano. Sì, qualche scaramuccia, ma nulla più. E chi se l'aspettava questa svolta d'imperio. «Sono curioso di capire il perché di tanto masochismo da parte della Margherita - commenta a caldo Poggi - Cercherò di fare chiarezza per distinguere le frustrazioni di qualcuno dalle motivazioni di fondo». Non ha nessuna intenzione di mollare, ma incontrerà vice sindaco e consiglieri comunali per ricucire e «chiarire quello che spero possa essere considerato un momento delicato che deve essere superato per portare a positiva conclusione il mandato». Conferma la stima nei confronti dell'intera giunta e aspetta. La notizia striscia la città e ribolle nelle sedi di partito. «Il durissimo comunicato della Margherita ci lascia perplessi - risponde Gianluca Ratto, coordinatore cittadino di Fi -. Le prossime ore diranno se alle dichiarazioni seguiranno i fatti. Forza Italia monitorerà l'intera vicenda con attenzione e senso di responsabilità, come ha sempre fatto da quando è nata questa ridicola coalizione». Insiste sulla Margherita che s'è chiamata fuori e quindi «si deve presumere non vi sia più la maggioranza». La chiusura è sulla Cassandra inascoltata: «Avevamo già detto che lo stato confusionale su cui si basava questa amministrazione avrebbe prodotto malgoverno e malcontento. Quello che maggiormente suscita il nostro disappunto è la pervicacia con cui alcuni settori, presunti moderati, della società civile, restano incollati alle loro poltrone e non hanno quel sussulto di dignità che dia il coraggio di dare le dimissioni». Ore di attese e chiarimenti. Manca terreno e il cerchio sembra chiudersi.