La giunta è in crisi ma fa finta di niente e rinvia il rimpasto

Senza sbocchi a Tursi l’ennesima riunione della maggioranza, travolta dagli sviluppi di «Mensopoli»

(...) di centrosinistra - non tutti, qualcuno ha preferito assentarsi - si sono ritrovati ieri dopo pranzo a Tursi per la riunione quotidiana che da straordinaria è diventata ordinaria sotto i colpi di maglio dell’inchiesta Mensopoli e delle più recenti testimonianze-confessioni di arrestati e indagati. Primo obiettivo dell’incontro: depistare la condizione di precarietà, a dir poco, del governo della città concordando una linea comune per arrivare fino alla seduta del consiglio comunale di martedì, possibilmente senza altri panni sporchi da esibire in pubblico. Sono scivolate così le due ore e mezza di confronto-scontro fra chi - e sono tanti, in particolare i leader degli ex diessini - preferisce rinviare di settimane il ricambio, sperando che il clima diventi un po’ meno teso, e chi invece - la stessa Vincenzi e i vertici locali della componente Ds - è favorevole a un ricambio morbido, non traumatico, magari con la semplice sostituzione dei dimissionari-dimissionati Massimiliano Morettini e Paolo Striano e l’ingresso di un paio di «tecnici». La giunta, insomma, ha i giorni contati, la maggioranza è sempre più sfilacciata e incerta, ma la facciata dev’essere salva. Pareva inutile nascondersi dietro un dito, eppure i partecipanti all’incontro in qualche modo l’hanno fatto, sopraffatti dall’imbarazzo per il susseguirsi delle rivelazioni. Il capogruppo Pd-Ds Simone Farello se n’è uscito con dichiarazioni di un candore unico: «I fatti non coinvolgono direttamente l’amministrazione. Andiamo avanti così, martedì ci sarà un chiarimento». La verde Cristina Morelli ha aggiunto che «ci vuole più qualità nella giunta», mentre Manuela Cappello, Italia dei valori, in corsa per un posto, ha tagliato corto facendosi portavoce del mondo: «Il sindaco ha la fiducia nostra e dei cittadini».
Che questo significhi il via libera al taglio (politico) di qualche testa è un altro discorso: al momento risulterebbero solide solo le posizioni del vicesindaco Paolo Pissarello, della responsabile del Bilancio, Francesca Balzani, e di Mario Margini, Roberta Papi, Alfonso Pittaluga, Carlo Senesi e Francesco Scidone. Ma neppure i margheriti Paolo Veardo e Gianfranco Tiezzi sarebbero più di tanto a rischio. Oltre a Marta Vincenzi, a meno di clamorosi sviluppi. A questo proposito, interviene il senatore e consigliere comunale del Pdl, Enrico Musso: «La Vincenzi vorrebbe azzerare in fretta la situazione. Ma ricordiamoci che un anno fa aveva sventolato le scelte di assessori e collaboratori come sue e solo sue, dicendo d’aver respinto qualsiasi ingerenza dei partiti. La coerenza vuole che adesso ne tragga le conseguenze, l’azzeramento della giunta è l’azzeramento della sua politica». Considerazioni che Musso ha ripetuto anche nel corso della manifestazione promossa dalla Casa della legalità di Christian Abbondanza a De Ferrari. Una ventina i partecipanti, molti i volantini distribuiti per ricordare che «Mensopoli è solo un tassello del malessere della città, chi sa vada in procura a denunciare». Musso, arrivato in sella all’inseparabile bicicletta, ha espresso solidarietà ad Abbondanza: «Le sue denunce antiche non erano da mitomane». Anche se gli sviluppi superano le più pessimistiche previsioni.
Ferruccio Repetti