Giunta del Pd sotto inchiesta per il crac Lehman Brothers

Era un titolo sicuro, «godeva di un rating tripla A» sospira il sindaco democratico Flavio Zanonato, cioè il massimo per un investimento. Era il 2006, e il Comune di Padova decise di fare proprie tutte quelle A: una società controllata dall’amministrazione, la Aps finanziaria, comprò obbligazioni Lehman Brothers di tipo «senior» per un valore di sei milioni di euro. Oggi quei titoli, dopo il crac della banca d'affari americana, valgono quasi zero. Lo ammette Zanonato stesso facendo sfoggio di trasparenza (ci mancherebbe: erano soldi dei suoi cittadini). Ma la procura regionale della Corte dei conti, a quanto rivela il Gazzettino, sta per aprire un fascicolo d’inchiesta sull'operato del Comune.
L'organismo che controlla la contabilità delle pubbliche amministrazioni ha raccolto una consistente documentazione e il procuratore Carmine Scarano si appresta ad affidare l'indagine a uno dei suoi sostituti, probabilmente il viceprocuratore Giancarlo Di Maio. È lo stesso magistrato che si sta già occupando di altre disinvolte operazioni finanziarie condotte da un’amministrazione veneta di centrosinistra, quella di Venezia, la quale ha investito in derivati che avrebbero fatto perdere ai bilanci del Comune guidato da Massimo Cacciari oltre 5 milioni di euro.
Gli amministratori della Serenissima negano, Zanonato no. Anzi ammette il buco pur precisando che «la rendita degli altri investimenti di Aps Finanziaria ha coperto le perdite delle obbligazioni Lehman». Pari e patta, quindi. Secondo il sindaco di Padova, il capitale «è rimasto intatto e nessuna opera pubblica prevista verrà bloccata o subirà rallentamenti». Nella Aps finanziaria erano stati accantonati i 118 milioni di euro arrivati dalla vendita di Aps (la municipalizzata cittadina) ad Acegas. Con 30 di quei 118 milioni, denaro destinato a costruire altre due linee del metrotram padovano, due anni fa sono state comprate obbligazioni di altre banche italiane e americane. Tuttavia sempre il Gazzettino, che ha fatto una verifica, svela che la crisi mondiale delle Borse ha fatto perdere circa il 40 per cento del valore nominale dei restanti 24 milioni di euro investiti da Aps. In altre parole, se l’amministrazione di Zanonato si trovasse nella necessità di fare cassa liquidando i titoli (in scadenza tra il 2010 e il 2014), riscuoterebbe soltanto una quindicina di quei 24 milioni. Per evitare una perdita così considerevole, il Comune dovrà attendere la scadenza per vendere le obbligazioni. «Ce la faremo», assicura Marzio Pilotto, amministratore unico di Aps finanziaria. Fatto sta che il prossimo sindaco di Padova (si vota in primavera), Zanonato o un altro non fa differenza, non potrà toccare un euro di quel denaro per tutta la durata del mandato. Le indagini della Corte dei conti accerteranno se ci sono state irregolarità nella gestione dei soldi pubblici: un «tesoretto» che non è stato investito in opere, servizi sociali o altri interventi a favore dei padovani, ma parcheggiato in operazioni finanziarie a rischio. Per la Corte non sarà facile quantificare il danno erariale, bisognerà capire come la Lehman cercherà di negoziare i propri debiti. E sarà piuttosto complicato anche decidere un risarcimento: gli amministratori pubblici infatti possono rispondere di tasca propria soltanto in caso di dolo (appropriazione di denaro per fini diversi da quelli istituzionali) o colpa grave (se si dimostra che la loro è stata una gestione avventata). Su questo aspetto punta il dito il governatore veneto Giancarlo Galan: «Ciò che non va, e non va proprio per niente, è venire a sapere che il Comune di Padova si è messo a giocare con la finanza, che non è la Guardia di finanza, ma il mercato finanziario. Zanonato lo ha fatto non come privato cittadino, ma come pubblico amministratore». Il sindaco, che non esclude una class action contro Lehman Brothers, replica che «nessuno ha giocato in Borsa, si tratta di obbligazioni e non di azioni». Ma il caso Parmalat avrebbe dovuto insegnare che nemmeno le obbligazioni sono titoli sicuri al 100 per cento.