La giunta si divide sul Leonka

Marta Bravi

«Incommentabile», «improponibile», «assurda»: sono le reazioni dei politici milanesi all’ultima, e quanto mai vulcanica, trovata dell’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi che ha deciso di abbracciare la causa del Leoncavallo. Venerdì notte verso le 4 il critico d’arte ha visitato il centro sociale alla ricerca di graffiti, rimanendo stupito dalla tranquillità, almeno apparente, del luogo. «Bisogna fare qualcosa per impedire lo sgombero» aveva detto venerdì. Intenzione che ha ribadito ieri sera: «Parteciperò alla riunione del 14 per discuterne».
Il vicesindaco Riccardo De Corato è indignato. Al punto che non ne vuole nemmeno parlare: «No comment, le proposte si fanno nei momenti opportuni e nelle sedi opportune, parleremo del Leoncavallo in Giunta».
Sconvolto dall’eversiva proposta anche Pier Gianni Prosperini, assessore a Giovani e tempo Libero della Regione: «Se Sgarbi non si sente a suo agio in una giunta di destra, può tranquillamente andarsene. Il Leoncavallo è il nemico pubblico numero uno della città, ma Sgarbi non conosce Milano - dichiara furibondo -. Non solo, Sgarbi è assessore alla Cultura, non all’Arredo urbano, né alla Sicurezza quindi si limiti a fare ciò che è di sua competenza. Ma l’ha chiesto ai residenti della zona se sarebbero contenti?».
Stesso tono Carla De Albertis, assessore alla Salute di palazzo Marino, che rivolge il suo appello indignata: «Chiedo fermamente che il Comune non si pieghi a questa assurda richiesta e che il 15 settembre sia davvero la data ultima dello sfratto più volte rimandato».