Giunte rosse e ’ndrangheta intrecci su appalti e consulenze

L’inchiesta della Dda di Catanzaro: ecco gli affari che fanno gola alle cosche di Lametia, Vibo e Piana di Gioia Tauro. Dalla gestione della rete idrica ai lavori sulle grandi strade

Gian Marco Chiocci

nostro inviato a Vibo Valentia

A proposito della connection mafia-politica (di centrosinistra) fra Vibo Valentia, Lametia Terme e Piana di Gioia Tauro, l’indagine della Dda di Catanzaro avviata sulla scorta del rapporto assemblato alla vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia, Angela Napoli (An), punta con forza in direzione del delicatissimo capitolo «cosche & lavori pubblici». Nel dossier non si fa mistero delle singolari coincidenze in seno alla provincia di Vibo laddove si favorirebbero - si legge nel carteggio - sempre le stesse ditte «per i lavori stradali, di manutenzione, movimento terra, pulizia cunette, segnaletica stradale, realizzazione di opere murarie, taglio di alberi, lavori di somma urgenza dopo le calamità naturali, attraverso l’affidamento diretto per appalti e subappalti». Alcune di queste ditte sarebbero vicine alla ’ndrangheta, altre a personaggi politici locali di riferimento. Se il presidente della provincia di Vibo, Gaetano Bruni, sul Giornale di ieri ha respinto al mittente accuse e insinuazioni, la Napoli ha fatto invece presente ai magistrati che per avere la riprova «basta andare a controllare le buste dei preventivi delle gare, inviati dallo stesso ufficio postale, lo stesso giorno, alla stessa ora dalla ditta (...) ed i preventivi presentati da altre ditte, titolate ai lavori, superati dai ribassi prodotti sempre dalle stesse ditte legate a un funzionario della provincia stessa».
Il documento parla di infiltrazioni mafiose per i lavori sulla Tangenziale Est di Vibo, si addentra nelle spese pazze (1,2 miliardi di lire nel 1992) per un pezzetto d’asfalto della Pizzo-Maierato non finita, sviluppa le risultanze dei lavori di «somma urgenza» sulla cosiddetta «strada delle frane», la Joppolo-Nicotela, «che non ha risolto i problemi perché nonostante gli interventi, si sono verificate altre frane, col risultato che sono lievitate le parcelle dei progettisti, del direttore dei lavori, della ditta appaltatrice». L’attenzione degli investigatori si concentra poi sull’annosa questione dell’«Ato 4 idrica», ovvero sul bando per l’affidamento della gestione delle acque le cui due prime gare hanno visto concorrere un solo partecipante. Una torta da duecento milioni di euro che fa gola alle ’ndrine dei Mancuso attraverso grosse imprese all’apparenza immacolate, coinvolte però nella maxi-inchiesta Poseidone, «che avrebbero riversato in campagna elettorale - è scritto nel rapporto - numerosi voti proprio in cambio dell’affidamento di quest’appalto». Dietro l’operazione economica fra le più attese in Calabria, spiega il numero dell’Antimafia, «vi sarebbe un grande Patto tra mafia, politica e imprenditoria».
Decisamente meno inquietante, ma altrettanto importante, il filone degli sprechi, o presunti tali, sui quali si sta interessando anche il Gico della Finanza e la procura regionale della Corte dei conti. Il perché è presto detto: «Nel solo secondo semestre del 2004 – recita l’incartamento - la Provincia di centrosinistra di Vibo ha conferito incarichi di consulenza e di collaborazione a ben 200 persone per un importo di 1.393.991,19 euro. Gli incarichi, non giustificati, sono stati conferiti, sempre su raccomandazione, a parenti, amici e a molte persone che in Provincia non si sono mai viste». E via di seguito coi nomi e i cognomi, a decine. Fra gli «assunti d’oro» per la modica cifra di 86.026.17 euro anche tre nuovi consulenti: «Un ex assessore comunale dell’Udc (...) e un ingegnere vicino al vice presidente Barbieri dei Ds, (...) mentre una nipote del presidente Bruni, nella moda, ha organizzato moltissime iniziative nei comuni del territorio retti da amministrazioni di centrosinistra, e altri suoi nipoti forniscono a trattativa privata arredi e personal computer ai diversi settori della provincia per migliaia di euro».
E ancora. «Dal 2003 sono stati remunerati 19 esperti e orientatori per il mercato del lavoro, chi con 2mila chi con 3mila euro» anche se il servizio «starebbe partendo solo adesso, cosicché per ben due anni questi signori hanno percepito lo stipendio senza mai lavorare». Se l’elenco delle imprese e società vicine alla giunta di centrosinistra sospettate di infiltrazioni mafiose è lungo, interminabile - secondo le ipotesi investigative - può dirsi la lista delle assunzioni «facili» di parenti e amici, delle amicizie e contiguità (quando non parentele) che vari esponenti di amministrazioni locali della zona intratterrebbero con malavitosi e accoliti del crimine organizzato. Se la cosca dei Fiarè di Sangregorio d’Ippona torna di frequente nei carteggi sulla società che a trattativa privata si è aggiudicata la gestione dei maxi concerti con Anna Oxa, Raf, Venditti, Renzo Arbore e Matia Bazar, ecco che la medesima «famiglia» sembra interessarsi ad un altro affare, quello per la ricostruzione del Palatenda (in rovina sulla spianata di Mileto) alla modica cifra di 300mila euro quando per acquistarla si spese meno della metà: appena 200 milioni, di vecchie lire.