Giuria in imbarazzo: ma chi premiamo?

da Venezia

«Il Leone d'oro! È addormentato», titola La Nuova Venezia. In effetti, la giuria presieduta da Wenders sarebbe spaesata, delusa, addirittura «sgomenta», di fronte alla qualità dei 21 film del concorso. Ieri pomeriggio i sette giurati (per l'Italia Valeria Golino) si sono riuniti a bordo di un gozzo di lusso, in laguna, con tanto di cuoco, per tenerli al riparo da sguardi indiscreti. I favoriti? Difficile dirlo, di sicuro non è dispiaciuto The Wrestler, che segna il ritorno di Mickey Rourke, e hanno incuriosito L'autre e Vegas. Based on a tre story. Ma di entusiasmo neanche a parlarne. Latitano i titoli capaci di mettere tutti d'accordo. Tra gli italiani, quattro, l'unico ad aver convinto, un po', è La terra degli uomini rossi di Marco Bechis, rivalutato da Wenders dopo aver visto gli altri tre. Su Ciak in Mostra, il daily compulsato dai festivalieri, le stellette dei critici piazzano in pole position gli americani The Hurt Locker di Kathryn Bigelow e Rachel getting married di Jonathan Demme, l'etiope Teza di Haile Gerima, l'algerino-francese Gabbla di Tariq Teguia; mentre il pubblico continua a preferire il cartone animato giapponese Ponyo di Hayao Miyazaki. Il che, ai fini del verdetto, significa poco o niente.
Quasi sempre i pronostici della vigilia vengono ribaltati dalla giuria, e stavolta la scelta appare anche più ardua. Uno dei giurati avrebbe addirittura proposto di non assegnare il Leone d'oro. Non succederà, sarebbe uno sgarbo inutile, ma è l'aria che tira. Wenders non si sbottona, neanche con gli amici più cari. Amico di Müller, da presidente di giuria, premiò a Cannes Sesso, bugie & videotape che segnò la fortuna di Soderbergh. Purtroppo una scoperta del genere non si profila al Lido.