In giuria a Venezia ecco Martone con la Rohrwacher (e spunta Byrne)

La corsa al Leone d’Oro ha ufficialmente aperto i battenti, perché da ieri sono noti i nomi dei giurati, che dovranno giudicare i film della 68esima Mostra di Venezia, di scena dal 31 agosto al 10 settembre. Il punto di vista autoriale viene assicurato da registi di vaglia come il francese André Téchiné, che proprio nella città lagunare ha ambientato il suo ultimo film, Imperdonnable, quest’anno presentato a Cannes; l’americano Todd Haynes, vessillifero del cinema indipendente Usa e l’italiano Mario Martone, che ha stravinto con la sua epopea sul Risorgimento, Noi credevamo. Se l’autore gallico classe 1943 sbarcherà al Lido da vecchia conoscenza, visto che nel 1969 ci portò, come esordiente, il romantico Pauline s'en va, il cineasta americano in laguna ha vinto il Premio Speciale della Giuria con I’m not There (2007), foriero d’una Coppa Volpi per la sua interprete, Cate Blanchett, mentre nel 2002 il suo Lontano dal Paradiso fece incassare un’altra Coppa Volpi a Julianne Moore. Sotto il profilo visionario, nulla da eccepire, dunque, visto che la giuria è presieduta dal regista Darren Aronofsky, che con The Wrestler ebbe il Leone d’Oro, ricevendo l’onore, l’anno scorso, di aprire il festival con Black Swan (5 nominations all’Oscar e Oscar per Natalie Portman). E visionarietà sembra la parola-chiave, considerando che gli altri membri di giuria, la finlandese Eija-Liisa Ahila David e l’inglese David Byrne, ex-frontman dei Talking Heads e autore di note colonne sonore, da quell’area provengono: sono, infatti, artisti visionari con opere in mostra al MoMa di New York. La pattuglia italiana, all’interno della squadra dei giurati, è rappresentata dal napoletano Martone, che proviene dal teatro (dirige il Teatro Stabile di Torino) e dall’attrice Alba Rohrwacher. Quest’ultima è la giurata più giovane, nonché attrice in voga, al momento. In passerella al Lido l’anno scorso, con La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, Alba è stata diretta anche da Marco Bellocchio.