«Giuseppe, bamboccione svogliato che vede la morte come un videogame»

nostro inviato a Niscemi (Caltanissetta)

L'ha osservato da vicino in questi mesi. Con gli occhi della psicologa. Sara Ferrera conosce bene la famiglia di Giuseppe, uno dei tre assassini di Lorena. E aveva parlato nelle scorse settimane con lui. «Non un colloquio formale - spiega - ma un tentativo di comprendere come mai non andasse tutti i giorni a scuola». Sara Ferrera è una delle «sentinelle» dei Servizi sociali di Niscemi. «Seguiamo 150 studenti che di fatto a scuola ci vanno molto poco. Chi non va in classe più di 10 giorni al mese viene segnalato, segue un monitoraggio, poi può scattare la denuncia. Giuseppe era sotto osservazione. Così l'ho chiamato». Giuseppe preferiva le serre del padre ai banchi e ai libri. «Giuseppe - prosegue la psicologa - è un ragazzo educato, rispettava gli orari imposti dai genitori, uniti fra loro e attenti, spesso usciva in compagnia del padre per andare dai nonni. Se devo utilizzare un'immagine, Giuseppe è un bamboccione e non un bullo». E allora? «Dobbiamo riflettere sul dilagare di fiction e videogiochi che alimentano la cultura della violenza e fanno credere ai giovani che dalla morte si possa tornare indietro. Come in un gioco».