Giuseppe e Maria su Canale 5 Storia (inedita) di una famiglia

Domenica e lunedì in onda la fiction ispirata ai Vangeli apocrifi

Paolo Scotti

da Roma

Chi non conosce la storia di Gesù, Giuseppe e Maria? Che la si creda autentica o meno, nessuno potrà negarne popolarità e grandezza: oltre che universalmente nota - insomma - quella della Sacra Famiglia è anche la più bella storia mai raccontata. Ebbene: i telespettatori non la ritroveranno che in parte in La Sacra Famiglia: miniserie di Canale 5 in onda domenica e lunedì prossimi. Forse pensando che fosse troppo nota, o che quella raccontata dai quattro evangelisti non bastasse, lo sceneggiatore Massimo De Rita l’ha infatti «rimpolpata» ispirandosi ai vangeli apocrifi; cioè alle narrazioni successive che la Chiesa non considera veritiere né ispirate dallo Spirito Santo. Risultato: una serie di fantasiose «variazioni sul tema». Prima ancora di sposare Maria (che «sogna di avere tanti figli e una grande casa con giardino»), Giuseppe è un vedovo con tre figli, due maschi e una femmina; uno di loro s’innamora della ragazza e vorrebbe sposarla, suscitando le gelosie del padre («Sei ridicolo», lo accusa il giovanotto); lei gli oppone un’autonomia proto-femminista («L’uomo che sposerò me lo scelgo io») ma lui la sposa lo stesso, e non perché un angelo gli abbia svelato il progetto di Dio (al suo posto c’è un asino, che lo piglia a calcioni impedendogli di allontanarsi da lei) ma per semplice amore, «comprendendo solo dopo la nascita di Gesù - spiega De Rita - chi sia quel bambino e quale sia la sua missione». Annullando totalmente, insomma, il valore dell’adesione consapevole di Giuseppe alle richieste di Dio. E non è finita. Perché De Rita ci mette anche del suo: l’episodio di Gesù bambino che resuscita una bambina morta, la quale è nientemeno che Maria Maddalena da piccola (reminiscenze del Codice da Vinci?) è infatti tutta farina del suo sacco.
Ma non teme, lo sceneggiatore, che apprestandosi ad assistere ad una fiction intitolata La sacra famiglia, e in pieno periodo natalizio, perdippiù, il pubblico s’aspetti la vera storia del Nazzareno e non una raccolta di favolistiche leggende? «Se ci fossimo attenuti a quel pochissimo che i Vangeli sinottici dicono della nascita e dei primi anni di Gesù, avremmo fatto una fiction di quindici minuti - ribatte De Rita (dimenticando forse le decine di lungometraggi già dedicati all’argomento: ultimo il recentissimo Nativity) -. Si trattava di riempire dei vuoti, di colmare delle lacune. E inoltre tutti gli episodi noti dei Vangeli sinottici il nostro film li racconta». Lungi dai realizzatori della miniserie (che diretta da Raffaele Mertes è interpretata, nel ruolo della coppia protagonista, da Alessandro Gassman e Ana Caterina Morariu) «l’intenzione di speculare su una certa, recente polemica legata alla natura dei vangeli apocrifi. Io sono credente. Il mio lavoro è frutto di un percorso di fede. E se ci saranno polemiche, meglio così: dai telespettatori preferisco ricevere reazioni, piuttosto che piattume». Ma non sarebbe stato più corretto avvertire il pubblico della «disinvoltura» con cui si narra questa storia? «Nei titoli di testa è detto con chiarezza “soggetto liberamente ispirato ai vangeli apocrifi”. E poi abbiamo avuto un sacerdote, come consulente: don Guido Barbieri. Senza contare la lettera con cui il cardinale John Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, afferma che in questo soggetto “non ha evidenziato elementi offensivi verso il sentimento religioso cristiano”». Secondo De Rita questa fiction vuole soprattutto umanizzare i personaggi, «e fare della Sacra Famiglia il prototipo di tutte le famiglie». Già: forse il problema sta tutto qui. In quell’aggettivo. Che, tutto sommato, sarebbe stato meglio evitare.