Giuseppina Catanea

Nata a Napoli nel 1894, in casa la chiamavano «Pinella». Dopo il diploma all’istituto commerciale, nel 1918 si fece suora carmelitana ed entrò nel nuovo convento -detto di Santa Maria ai Ponti Rossi- appena fondato da sua sorella Antonietta (carmelitana col nome di suor Maria Teresa). Pinella, gracile e di salute cagionevole, soffriva di angina, cui si aggiunse una tubercolosi ossea alla spina dorsale che le lasciò lese alcune vertebre e con la paresi. Nel 1922 arrivò a Napoli la reliquia del braccio di s. Francesco Saverio, l’evangelizzatore del Giappone. Le suore fecero una novena al santo e poi a Pinella fu fatta toccare la reliquia. Pinella (ora suor Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso) guarì all’istante. Da quel momento fu costretta, per obbedienza alla superiora, a ricevere tutti quelli che volevano vederla, parlarle, confidarle le proprie pene, chiederle preghiere. Comprese che doveva caricarsi delle sofferenze di molti e, per tanti, divenne «la monaca santa», come veniva chiamata. Arrivarono i carismi soprannaturali, le grazie mistiche, i miracoli perfino. Ma anche le malattie, che questa volta accettò con differente disposizione. Si ridusse sulla sedia a rotelle e mezzo cieca. Poi si aggiunsero le labirintiti, le varie parestesie, la sclerosi a placche. Per ordine del suo direttore spirituale redasse un «Diario» a una «Autobiografia», mentre il suo corpo andava sempre più disfacendosi sotto i colpi dei malanni. Finì completamente immobilizzata a letto e in preda alla cancrena. Ma sapeva che il suo patire aveva un senso, questo solo contava. Morì nel 1948.