Giustizia dopo 45 anni per le vittime di Kindu

Ai familiari degli avieri massacrati in Congo un fondo di 3,5 milioni e 200mila euro annui

Anche i familiari della strage di Kindu, dove nel 1961 vennero trucidati 13 aviatori italiani, potranno beneficiare dei trattamenti economici previsti per i parenti delle vittime del terrorismo: lo prevede una legge che all’unanimità ha avuto ieri il via libera definitivo dal Senato. Il provvedimento riconosce «ai familiari delle vittime dei miliziani katanghesi, un indennizzo complessivo di 3,5 milioni di euro per il 2005 e 200mila euro annui a decorrere dal 2006». Soddisfatti i parenti, come Sabrina Marcacci, che all’epoca aveva solo un anno. «Sono contenta che lo Stato abbia finalmente riconosciuto il valore di 13 uomini - dice da Pesaro, dove vive -. Mio padre aveva solo 27 anni. Di lui mi sono rimaste solo le fotografie».
Nell’allora Congo Belga c’era la guerra civile. I militari italiani erano impegnati nella missione delle Nazioni Unite per ristabilire l’ordine e dare aiuti alla popolazione. Era il pomeriggio dell’11 novembre 1961 quando arrivarono a Kindu da Pisa, con un carico destinato ai caschi blu malesi. I 13 aviatori, appena giunti, disarmati, erano a pranzo in una palazzina quando un’ottantina di ribelli li aggredirono, li picchiarono e li portarono nella prigione di Kindu dove vennero fucilati davanti alla folla. Alcuni cadaveri vennero gettati nel fiume, altri ancora fatti a pezzi. Si pensò a un rapimento. Il 14 novembre, l’Onu diede un ultimatum per il rilascio ma la strage si era già consumata.