Giustizia, Alfano: non stravolgeremo la riforma

Il Guardasigilli indica al Csm la
necessità del dialogo. Ma avverte: "Assumeremo, nel
momento della sintesi, le determinazioni che ci competono". Mancino: "Non bastano le riforme, servono risorse"

Roma - Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nell’illustrare al Csm le linee che intende portare avanti dal dicastero di Via Arenula, indica più volte la necessità del confronto e del dialogo. Ma non manca di sottolineare che il programma sulla giustizia del governo presieduto da Silvio Berlusconi è "supportato da un ampio consenso elettorale, ispirato da una richiesta di ragionato cambiamento". "Crediamo nel dialogo come metodo per far emergere decisioni condivise - afferma Alfano - nella consapevolezza, tuttavia, di dover comunque assumere, nel momento della sintesi, le determinazioni che ci competono. Dunque, dialogo e decisioni; confronto e scelte".

Apertura al dialogo Il governo non intende procedere a un "ennesimo stravolgimento degli assetti" che si sono creati con l’ultima riforma dell’ordinamento giudiziario, ma intende "realizzare alcuni obiettivi qualificanti con la necessaria gradualità e con il proficuo confronto con la magistratura, in tutte le sue espressioni". Il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha così comunicato al Csm le sue linee di politica della Giustizia rilanciando la necessità del "dialogo tra istituzioni". Alfano, in apertura del plenum straordinario del Csm, ha anzitutto rivolto un indirizzo di saluto al presidente della Repubblica e ha confermato "l’intendimento di intraprendere la nostra azione" di governo "nel pieno rispetto del principio di leale collaborazione con l’organo di autogoverno della magistratura". Il metodo che Alfano intende portare avanti "sarà dunque quello del confronto continuo, rispettoso delle reciproche sfere di autonomia e delle cadenze proprie del dialogo tra istituzioni, ma aperto anche - ha sottolineato - a una più ampia discussione con l’intero mondo della magistratura, con gli esponenti dell’associazionismo e con gli altri operatori del diritto".

La riforma dei codici Cambiare il codice civile e quello penale senza "avventurarsi in ennesime grandi riforme legislative, magari soltanto declamate", ma con l’obiettivo di "sforzarsi di ricercare soluzioni efficienti e il più possibile condivise" con la consapevolezza che "al centro del sistema giustizia vi è la persona che cerca la tutela dei proprio diritti e dalla quale vanno fornite risposte concrete ed immediate". In passato, osserva il ministro, "è stato svolto un lavoro che non va disperso" sulle possibili riforme dei codici: "È mio intendimento portare tale lavoro a rapida sintesi con l’aiuto di esperti e trasferire al Parlamento nel più breve tempo possibile i progetti di riforma offrendo così ad esso, che in questa circostanza trarrà giovamento dal nostro bicameralismo perfetto, l’opportunità di pronunciarsi avendo tempo e modo di trovare forme ampie di condivisione su materie così importanti". Il ministro rammenta che al centro del processo riformatore del sistema giustizia non ci devono essere gli operatori del diritto ("legislatore compresso"), bensì "un uomo che sente lesi i propri diritti e che chiede allo Stato una risposta, che chiede allo Stato giustizia". "Ecco, non dimentichiamoci mai, anche quando leggiamo le statistiche sui ritardi e sugli arretrati e sul numero dei giudizi pendenti - avverte il ministro - che dietro ogni giudizio c’è una persona".

Mancino: "Servono risorse" Per la giustizia "non bastano le riforme; occorre un impegno governativo che si manifesti con l’assegnazione di risorse adeguate", ha detto al nuovo ministro della Giustizia Angelino Alfano, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, sottolineando che in particolare "gli apporti amministrativi di supporto alla funzione giudiziaria sono tuttora molto carenti, il che concorre a determinare disfunzioni e lungaggini". Poco prima però il vicepresidente del Csm aveva sottolineato che il problema principale della giustizia resta "l’eccessiva durata dei processi penali e civili". E aveva auspicato che questa legislatura "connotata da condizioni favorevoli di stabilità e da una disponibilità al confronto e al dialogo tra maggioranza e opposizione, affronti il tema della riforma del diritto processuale e del diritto sostanziale".