Giustizia, Alfano al Pd: "Disposti al dialogo ma poi decidiamo noi"

Al Meeting di Cl il Guardasigilli preme sulla riforma: "Così com'è la giustizia non ci piace". Sull'elezione dei pm: "Ne parleremo con la Lega". L'Idv: "No allo scambio con il federalismo"

Rimini - La riforma della giustizia che "si farà" sarà una sorta di "sfida e banco di prova tra chi vuole cambiare e chi vuole conservare". A sostenerlo, riferendosi alla riforma della giustizia da affrontare al termine della pausa estiva, è il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in visita ad una mostra sul carcere al Meeting di Comunione e Liberazione. "

Il banco di prova "Siamo al lavoro - ha replicato a chi gli chiedeva un commento sul possibile varo della riforma della giustizia - è fra le priorità dell’attività politica. La riforma - ha proseguito il Guardasigilli - la faremo e sarà una sfida, un banco di prova tra chi vuole cambiare e chi vuole conservare. La faremo - ha aggiunto ancora - dialogando, perchè decidere senza dialogare è come una dichiarazione di guerra unilaterale". A giudizio del titolare del dicastero di via Arenula la riforma della giustizia a cui si metterà mano nel prossimo futuro "terrà al centro i cittadini. I cittadini - ha osservato alfano - non ne possono più di un sistema che dà risposte dopo dieci anni e dà risposte incerte. Pensiamo che i cittadini meritino una giustizia migliore". Per fare ciò, ha proseguito il ministro, c’è sul tavolo "un ventaglio di proposte" diverse tra cui una"missione di contrasto alla mafia e alla criminalità organizzata". A tale riguardo, le eventuali norme in materia saranno predisposte all’interno di una "cornice che è quella costituzionale".

L'elezione dei pm Il Guardasigilli non si sbilancia sulla proposta leghista di eleggibilità dei pubblici ministeri. "Il rapporto tra pm e giudici fa parte" del discorso sulla giustizia, alla cui riforma si dovrebbe mettere mano nel prossimo futuro. E ha aggiunto: "Parleremo con la Lega nei prossimi giorni". Immediata la reazione dell'Italia dei Valori che, per bocca del deputato Leoluca Orlando, ha invitato a evitare "lo scambio tra il federalismo fiscale e il massacro della giustizia". "Le dichiarazioni della Lega in Parlamento - ha detto il parlamentare dipietrista - sono state: approviamo l’Ici, il trattato di Lisbona e il lodo Alfano in cambio del federalismo fiscale. Mi auguro che in futuro non si faccia più".

Il muro dei democratici Il Partito Democratico respinge al mittente la proposta di eleggere direttamente i giudici di pace, avanzata dal leghista Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia. "È una proposta che suscita un pò di perplessità, visto che i magistrati sono sempre accusati di politicizzazione. Questa è un’accusa che si muove proprio dal Pdl e dalla Lega e invece poi vogliono proprio loro che il giudicie sia politicizzato", afferma al quotidiano online Affaritaliani.it l’ex capo della procura di Milano Gerardo D’Ambrosio, senatore del Pd. "È chiaro che se si fa un’elezione il candidato di un partito appartiene a quel partito o, per lo meno, è molto vicino a quel partito. Se si toglie questo si può anche fare. Ma negli Stati Uniti hanno già fatto questa esperienza e non è stata un grande successo". "Chi dovrebbe eleggere i giudici di pace?", si chiede D’Ambrosio. "Tutti i cittadini, che tenderanno a fare eleggere quello che dirà il partito di appartenenza. Se poi li eleggono gli avvocati è ancora peggio, perché ci sarà una sorta di ricatto da parte degli avvocati e andrebbe anche contro il principio generale della Costituzione, secondo il quale per tutti i posti pubblici occorre un concorso. Vedremo - prosegue l’ex magistrato - come riformulerà questa proposta Castelli, ma così mi sembra che sia una cosa che comporta una spesa enorme senza dare un risultato apprezzabile. L’importante è avere giudici di pace estremamente capaci e apprezzabili, con un concorso molto serio. Bisogna prendere i migliori e, essendoci un tirocinio, avere la possibilità di cacciarli via se non sono capaci". Dello stesso avviso anche il caqpogruppo alla Camera Antonello Soro: "il giudice di pace - sostiene - è una figura sulla quale è aperta una discussione sulla utilità stessa che svolga le funzioni come le ha svolte in questa fase. I giudici di pace chiedono un processo di maggiore strutturazione e tutela dei loro diritti, avvicinandoli sempre di più all’ordinamento del giudicie-magistrato di carriera. L’idea dell’elezione diretta la trovo estemporanea e non convincente. Su queste quesioni serve uno sforzo per evitare un ping-pong di proposte, rifiuti o accoglienze mascherate. È bene che se ne discuta nella sede propria". 

Il lavoro nelle carceri Il lavoro all’interno delle carceri come mezzo per crescere e "un disincentivo a tornare a delinquere". "Il lavoro nelle carceri - ha osservato Alfano - è un modo per far crescere la persona e disincentivare a tornare a delinquere. Vorrei - ha aggiunto - incentivare il lavoro all’interno delle carceri e fare di tutto perchè il lavoro nelle stesse carceri diventi la regola". Parlando del mondo della detenzione, il ministro della Giustizia ha poi sottolineato il tema dei "bambini al seguito delle madri" all’interno delle strutture di pena. "Non è possibile - ha concluso il ministro riferendosi a progetti per aiutare questi piccoli - che i bambini subiscano" la vita all’interno di queste strutture.