Giustizia, Alfano: "Il Pd sia autonomo dall'Anm"

Prove di dialogo tra maggioranza e
opposizione sulla riforma della giustizia a cui sta lavorando il Guardasigilli. Al convegno sulla giustizia organizzato dall'Udc Alfano invita al confronto: "Poi devono seguire le scelte anche
impopolari purché utili e necessarie"

Roma - Il Pd ha "una propria autonomia e sovranità di linea politica" rispetto a quella dell’Associazione nazionale magistrati. Così il Guardasigilli, Angelino Alfano, a margine del convegno sulla giustizia dell’Udc, ha risposto a chi gli chiedeva se il partito di Veltroni ammorbidirà la posizione dell’Anm, contraria alla preannunciata riforma. Il Guardasigilli torna a invitare l'opposizione al confronto. Ma avverte: "Basta scontro. Ma poi dovranno seguire le scelte anche impopolari purché utili e necessarie".

La linea dei democratici "Non so se il Pd ha la funzione di ammorbidire le posizioni dell’Anm, non credo. Credo - ha detto Alfano - che il Pd sia un partito autonomo, votato da milioni di elettori, e che abbia una propria autonomia e sovranità di linea politica". Il Guardasigilli ha detto anche di confidare che "sui temi dell’efficienza del processo e su quelli della velocizzazione del sistema giustizia il Pd possa dare una mano di aiuto non a noi ma agli italiani". "Il capo dello Stato è sempre un elemento di presidio straordinario delle nostre istituzioni - il ministro della Giustizia - per questo credo che Napolitano vada sempre ascoltato per la sua saggezza e buonsenso che ispira ogni suo atteggiamento".

L'incontro con Maroni È durato circa due ore l’incontro al Viminale tra il ministro della Giustizia e il titolare del Viminale, Roberto Maroni. Durante l’incontro sarebbero stati toccati diversi temi che riguardano la giustizia e la sicurezza, con particolare attenzione alla questione del sovraffollamento delle carceri. Intenzione del Guardasigilli è quella di recuperare i 'braccialetti elettronici' di fatto inutilizzati (e su cui la competenza è del Viminale) per tentare di decongestionare le carceri (attualmente i detenuti sono più di 55 mila, contro una capienza regolamentare di 43 mila posti). Con il braccialetto elettronico, uno strumento da tempo allo studio e non di facile e immediato utilizzo, è possibile fare un ampio ricorso alla detenzione domiciliare. Il controllo su eventuali violazioni spetterebbe a polizia, carabinieri e guardia di finanza. Sui circa 400-500 braccialetti in dotazione al Viminale dal 2001 (quando è stata varata la legge) attualmente non ne sarebbe in funzione neanche uno. Nel corso dell’incontro i due ministri avrebbero parlato anche della possibilità di espellere, previa accordi bilaterali con i paesi di origine, i detenuti stranieri con condanne inferiori ai 2 anni (attualmente ce ne sono 4.700 circa nelle carceri italiane). Le carceri sono solo uno dei punti della agenda di riforma della giustizia del ministro Alfano. Durante il faccia a faccia, il Guardasigilli e il responsabile dell’Interno avrebbero anche toccato alcune delle altre questioni della riforma (civile, penale e costituzionale con modifiche al Csm, carriere dei magistrati e obbligatorietà dell’azione penale). Non sarebbe stata invece affrontata la questione delle intercettazioni: Maroni l’altro giorno aveva ribadito la contrarietà della Lega a cancellare i reati di corruzione e concussione dalla lista di quelli ’intercettabilì. Dal momento però che il Governo, lo scorso giugno, ha presentato un ddl che include anche i reati contro la Pubblica Amministrazione, il tema delle intercettazioni è uscito dall'agenda Alfano che avrà ora un suo percorso parlamentare.

Dialogo a intermittenza Prove di dialogo tra maggioranza e opposizione sulla riforma della giustizia a cui sta lavorando il governo. L’ex giudice Luciano Violante, autorevole esponente del Pd, dice sì alle riforme e al dialogo con il Pdl che, con il ministro Angelino Alfano, chiede "alla parte più ragionevole dell’opposizione di condividere le scelte che riguardano l’assetto e il futuro del nostro paese". Ma l’occasione per discutere della riforma della giustizia è rappresentata dal convegno all’Hotel Regis di Roma, organizzato dall’Udc sul tema Giustizia: tutto da rifare?. Il leader dell’Unione di Centro, Pier Ferdinando Casini, prende le distanze dalla linea giustizialista di Antonio Di Pietro: "Nè oggi nè mai - spiega - siamo stati incantati dalle sirene del giustizialismo, da quell’uso politico della giustizia che ogni giorno l’onorevole Di Pietro ci propone minacciando referendum e manifestazioni di piazza come fossero momenti di una speciale inquisizione riservata ai suoi avversari politici". Un invito al dialogo viene da Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl: "I segnali di apertura che da alcuni importanti esponenti della sinistra giungono sulla riforma della giustizia - spiega - dovrebbero spingere l’attuale minoranza ad abbandonare l’ostruzionismo fine a se stesso". Disponibile al confronto si dichiara il numero due del Pd, Dario Franceschini che, pur sottolineando che "restano le nostre critiche all’utilizzo dello strumento legislativo per risolvere i problemi giudiziari del premier" afferma che "siamo pronti a un confronto in Parlamento aperto e sereno. Sarebbe bene - dice - che sulle regole e sulla giustizia maggioranza e opposizione trovassero un punto di confronto".

Le critiche dell'Italia dei Valori Critico invece il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro che definisce la proposta del ministro Alfano "una riforma della giustizia di marca piduista". Secondo Di Pietro, "qui si vuole mettere bavaglio alla libera informazione e la museruola ai magistrati". E sull’apertura del Pd al dialogo con la maggioranza, Di Pietro chiarisce: "E' per questo motivo che ci chiamiamo Italia dei Valori perchè noi Berlusconi lo conosciamo per la sua storia personale, politica giudiziaria e imprenditoriale. Quando parla di giustizia, sappiamo che parla della sua".