Giustizia, ancora scontro Veltroni-Berlusconi Bossi preoccupato: "A rischio il federalismo"

Il leader del Pd attacca il presidente del Consiglio: "Alimenta lo scontro". La replica: "Mi chiamano dittatore e Hitler". Di Pietro: "Mai al tavolo con Berlusconi". Il leader leghista: "Il premier deve abbassare i toni". Schifani: "Nessuno vuole fare le riforme contro"

Parigi - "Il comportamento del presidente del Consiglio è del tutto irresponsabile". "Come si fa a confrontarsi con chi mi chiama dittatore, Videla e Hitler?". Walter Veltroni, questa mattina a Parigi a margine dell’apertura del vertice dei premi Nobel per la Pace, attacca a tutto campo Silvio Berlusconi sulle dichiarazioni sulla riforma della giustizia. Il premier risponde a stretto giro da Bruxelles dov'è in corso il summit dell'Unione europea. Il più preoccupato di tutti alla fine sembra Umberto Bossi. Il leader leghista spiega che"queste dichiarazioni del premier possono compromettere il confronto con il Pd sul tema del federalismo fiscale. Ed eravamo a buon punto".

Veltroni ad alzo zero "L’Italia - ha proseguito Veltroni - sta entrando nella più drammatica crisi sociale che la nostra generazione ricordi e il presidente del Consiglio cerca costantemente di alimentare una situazione di scontro e di creare condizioni di divisione nel Paese. All’opposizione che ha responsabilmente detto di essere disponibile a collaborare per fronteggiare questa situazione che entra nelle famiglie degli italiani e nelle imprese - ha proseguito Veltroni - il presidente del Consiglio ha risposto dicendo: 'me ne frego'. E sulla giustizia afferma di voler cambiare la carta costituzionale solo con la maggioranza. Si tratta di un comportamento del tutto irresponsabile, che riceverà nel parlamento e nel Paese la risposta che merita. L’Italia in questo momento avrebbe bisogno di fronteggiare unita nel rispetto dei ruoli fra maggioranza e opposizione, la crisi finanziaria, economica e sociale. E invece Berlusconi cerca ogni giorno lo scontro".

Il premier replica a muso duro "Ditemi voi come si può dialogare con chi dice che in Italia sei un dittatore, che in Italia c’è un regime ed è colpa tua, che sei Hitler, Videla, il diavolo, un corruttore politico. Voi vi siedereste al tavolo con chi ha questa opinione? È impossibile". Silvio Berlusconi arriva a Bruxelles e ribadisce il suo no al dialogo sulla giustizia. "Sarebbe - osserva - una farsa inaccettabile a cui nessuno si può prestare".

Poi ammorbidisce "Se in parlamento ci fosse la possibilità di sederci a un tavolo io non pongo un ostacolo a questo - chiarisce Berlusconi da Bruxelles -. Anzi se riescono in parlamento a collaborare per rendere più facile la via delle riforme benissimo. La collaborazione è accettata. Però non cerchino di coinvolgere me dopo avermi insultato, non possono pensare che io vada a sedermi in un tavolo con loro dopo che mi hanno insultato". Quindi il Cavaliere chiarisce sui tempi: "Passerà il Natale. Non c’è urgenza, il parlamento ha molte cose da fare".

Bossi preoccupato "Noi con la sinistra abbiamo cucito, cucito. Ma ora queste dichiarazioni di Berlusconi sulla giustizia ci mettono in difficoltà sul federalismo fiscale. Ho visto in commissione al Senato che per la sinistra c’è un problema politico rispetto all’accordo che noi avevamo già fatto". Lo afferma il leader della Lega Umberto Bossi, che stigmatizza il comportamento del premier. "Berlusconi non sa che al Senato si possono produrre grandi ritardi perché lì l’opposizione può fare ciò che vuole". A chi gli chiede se ritiene che Berlusconi debba abbassare i toni, Bossi ammette che ciò può accadere. Poi però aggiunge: "Non c’è bisogno di un chiarimento, ci possiamo sentire per telefono. Comunque Berlusconi deve chiarire se il federalismo è il punto più importante del governo. Sarebbe auspicabile che Berlusconi lo confermi e dica che il governo non ha cambiato indirizzo".

Casini: "No alle provocazioni" L’Udc si siederà al "tavolo" della riforma della giustizia e ritiene anche il Pd debba fare lo stesso senza "accettare provocazioni". Lo ha detto il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini in occasione del suo intervento al vertice del Ppe in corso a Bruxelles. "La riforma della giustizia - ha detto Casini - è necessaria". Per negoziare "ci sono delle condizioni, ma queste le vedremo al tavolo. Con Alfano abbiamo avviato un dialogo che porteremo avanti nei prossimi giorni. Dal Pd mi aspetto che non acccetti provocazioni. Da Di Pietro non mi aspetto niente".


Di Pietro: "Mai al tavolo con Berlusconi" "Noi dell’Italia dei Valori sulla questione giustizia siamo irremovibili, non vogliamo deformarla per fare in modo che ci siano due giustizie: per i poveri cittadini zero tollerance, per i potenti di Stato lodo Alfano, leggi ad personam, impunità. Per questo sul tavolo di Berlusconi, né sopra né sotto, non ci siederemo mai". E' partito al contrattacco il leader dell'Idv, lo ha detto questa mattina a Chieti, intervenendo a una manifestazione elettorale a sostegno del candidato presidente della Regione Abruzzo per il centro sinistra Carlo Costantini. "L’Italia dei Valori - ha aggiunto Di Pietro - è una formazione politica che non vuole essere etichettata destra-centro-sinistra, è per la legalità e per una giustizia che sia uguale per tutti. Per questa ragione chi addirittura vuole modificare la Costituzione da solo, esprime ancora una volta un concetto di regime sudamericano. Berlusconi protesta perché l’ho definito corruttore politico e dittatore? L’ho detto e lo ribadisco".

Fini: "Riforma condivisa" Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, non cambia idea: la riforma della giustizia deve essere condivisa da maggioranza e opposizione. Interpellato a Montecitorio all’indomani dell’affondo del premier che ha annunciato l’intenzione di voler procedere anche a modifiche costituzionali senza sedersi al tavolo con la minoranza, la terza carica dello Stato afferma: "Quello che penso l’ho detto l’altro giorno, anzi 48 ore fa. Va bene cambiare idea, ma in 48 ore... È necessaria - aveva detto Fini martedì scorso - una riforma che abbia come obiettivo condiviso ciò che è auspicato da tutte le forze politiche: l’efficienza, cioè, del sistema giudiziario".

Gasparri: "Dialogo con chi ci sta" La sinistra "deve prendere atto che le azioni della magistratura non sono incensurabili. La riforma andava fatta da tempo e ora c’è solo l’urgenza di non rinviarla più" secondo il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. "È necessaria per garantire certezza della pena, trasparenza dei procedimenti, indipendenza della magistratura" prosegue Gasparri in un comunicato. "Se per fare questo bisogna aggiornare la Carta costituzionale, ciò non deve spaventare. Siamo aperti al dialogo con chi ci sta, ma invitiamo tutti ad avere maggior coraggio soprattutto nell’ammettere che se si fosse posto tempestivamente un freno alla politicizzazione della magistratura, alla sua strutturazione in correnti-partito permanenti, oggi non ci troveremmo di fronte ad una vera e propria emergenza".

Bonaiuti contro Veltroni "Come si può dialogare con chi definisce irresponsabile il presidente del Consiglio e continua a spargere bugie? Veltroni conferma che chi non vuole il dialogo è proprio lui". Lo afferma Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi e sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Schifani: "Niente riforme contro" Le ultime dichiarazioni di Berlusconi sul dialogo in parlamento sulle riforme "confido istaurino un momento di confronto più pacato su federalismo e giustizia". Lo ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, parlando in aula a Palazzo Madama. "Non è ipotizzabile - ha aggiunto - e non ritengo sia nella volontà di nessun politico italiano fare riforme contro, le riforma vanno fatte nell’interesse dei cittadini, non contro qualcuno".