Giustizia: basta sconti di pena ai delinquenti

L’uccisione del gioielliere di Abano Terme ci impone l’ennesima riflessione sullo stato di salute della giustizia in Italia. Emanuele Crovi, tossicodipendente, era uscito dal carcere appena quattro giorni prima usufruendo di una delle tante opzioni che la legge concede facendo scontare la pena in modo alternativo al carcere e consentendogli di curare la sua «malattia». Personaggi come questo riescono ad ottenere tutele, garanzie e concessioni tali da risparmiargli lo stato detentivo. Si dirà che ci sono delle leggi che impongono tutto ciò, ma, attenzione: queste sono possibilità che vengono concesse nella valutazione di casi specifici che comunque devono trovare l’attenta perizia da parte dei magistrati incaricati. Nella pratica i magistrati hanno invece trasformato questi provvedimenti in una prassi consolidata e deleteria che porta a fare concessioni inaccettabili, come il riacquisto della libertà da parte di criminali che costituiscono un pericolo pubblico.
Tutto ciò ci suggerisce alcune domande alle quali non si possono più dare risposte fumose e generiche, trincerandosi dietro l’imperatività delle norme. Dobbiamo in sostanza chiederci se sia più importante tutelare la sicurezza dei cittadini o garantire concessioni ai criminali; se le nostre leggi impongono la solfa dell’obiettivo preminente del recupero del detenuto ed antepongono i diritti dei delinquenti al principio della certezza della pena. Se il cancro cui è affetto il sistema risiede nelle nostre leggi, se i magistrati non possono che seguire questa linea di condotta avendo le mani legate, è sorprendente assistere all’accettazione passiva da parte loro dello stato delle cose. È possibile che nessuno abbia pensato di dedicare uno degli ormai consueti scioperi annuali per denunciare situazioni di estrema gravità per la sicurezza del Paese? Perché la Magistratura scende sempre in prima linea nel denunciare la grande preoccupazione per l’invadenza del potere politico, ma è del tutto latitante nel segnalare quelle leggi che ne intralciano la funzione di custode della giustizia?