Giustizia, Berlusconi: "Cambiare la Costituzione"

Il premier: "Presto un nuovo ordinamento, ordini separati per giudici e pm". All'opposizione: "Non posso dialogare con chi mi accusa di essere Hitler". Porte
spalancate all’Udc. Il ministro Alfano sulle toghe: &quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=313417">Con il nostro piano parità effettiva fra accusa e difesa</a></strong>&quot;

Roma - Fosse per lui, non siederebbe «mai» al tavolo con questa opposizione. Anche se il dossier da esaminare fosse la riforma della giustizia. Anche se fosse necessario modificare la Costituzione, ipotesi tutt’altro che peregrina, anzi. D’altronde, ripete, con la sinistra che ci ritroviamo, che spara ogni giorno sull’inquilino di Palazzo Chigi, è impossibile parlare di dialogo. Magari non lo fosse...
Silvio Berlusconi espone così il suo pensiero. E al mattino come a sera, dalle colonne del free-press Pocket o dal palco allestito al Tempio di Adriano, dove Bruno Vespa presenta il suo ultimo libro, Viaggio in un’Italia diversa, fissa ancora una volta i paletti. Senza perdere di vista gli ex alleati dell’Udc, per i quali «le porte del Pdl sono sempre spalancate».

E ricordando gli interventi per superare la crisi economica. Ma nel menù del Cavaliere finisce pure il pacchetto Ue sul clima («sono pronto al veto se sarà leso il nostro interesse»), il partner straniero per Alitalia («meglio solo accordi commerciali»), le Europee («credo voteremo con la legge attuale»), la missione in Afghanistan («con il generale Petraeus non si è parlato di nessun aumento delle nostre truppe»)...

Insomma, di tutto, di più. Ma il tema centrale, non foss’altro per la sua attualità politica, è la riforma della giustizia. «Fin quando sarò al governo - premette il premier - non mi siederò mai a un tavolo» con l’opposizione, «con questi individui», perché «ha ragione Bonaiuti quando dice che sono marxisti, leninisti». Insomma, ci vorrebbe «un cambio di generazione per avere da noi una socialdemocrazia», ma finché non si realizzerà «non accetto di parlare con questo tipo di persone». Anche se, riconosce, «in Parlamento i vari gruppi potranno decidere come più riterranno opportuno». Dialogo a parte, Berlusconi annuncia pure il via libera a un’eventuale modifica della Costituzione: «La Carta si può cambiare. Ci sono due votazioni con 6 mesi di tempo l’una dall’altra, poi a decidere se la riforma sarà giusta saranno i cittadini, che avranno l’ultima parola. Questa è democrazia».

Ma al di là di tempi e percorsi legislativi («da vero liberale lascio queste cose al ministro della Giustizia, mi sembra però difficile presentare la riforma entro Natale»), il Cavaliere rilancia i punti chiave condivisi dalla maggioranza: «Siamo per la separazione degli ordini, non voglio dire delle carriere, ma degli ordini sì». Tutto ciò «significa che chi giudica farà parte di un ordine, mentre chi rappresenta la pubblica accusa farà parte di un altro. E quando dovrà andare a parlare con il giudice, dovrà ottenere un appuntamento, bussare alla sua porta e dargli del lei».

Poche speranze anche per un’intesa con il leader del Pd. In questo caso, spiega Berlusconi, la «chimica» non c’entra, perché «in politica contano i comportamenti». Il motivo per cui il suo rapporto con Walter Veltroni non riesce a decollare è un altro. Ai tempi «del Lingotto», ricorda, quando il segretario democratico «diceva basta alla demonizzazione dell’avversario politico», il dialogo «sembrava possibile». Poi, però, «si è alleato con Di Pietro e ne ha seguito l’esempio, accusandomi di regime». Fine dei giochi? In ogni caso, ecco la ricetta giusta: «Quando si vuole dialogare, ci vuole lealtà e rispetto dell’avversario». E «non lo si può fare» con chi accusa il leader della maggioranza «di essere Hitler, il diavolo... ». Dunque, «questa sinistra non è democratica, non è riformista e non ha rispetto per l’altra parte». Punto e a capo. Berlusconi volge così lo sguardo all’ex alleato Udc. E assicura: «Le porte del Pdl sono spalancate». Detto questo, ricorda che fu Casini a decidere di «non farne parte», scegliendo «una strada che lo sta portando su posizioni che hanno deluso molti suoi elettori e buona parte di ex dirigenti».

Quindi, «speriamo cambi idea». Tra l’altro, aggiunge, «il nostro è un partito monarchico, perché il leader non è messo in discussione, e anarchico, perché ognuno si comporta secondo la sua libertà». L’apertura ai centristi, però, preoccua in prima battuta la Lega. Ma i mugugni rientrano in serata, quando il Carroccio si convince che le parole del premier siano da legare al dialogo sulla giustizia e non ad un accordo per le Amministrative.

Nel frattempo, Berlusconi passa alla questione tv: «Sono irriso e oltraggiato su basi false ed è una cosa indegna da parte di questa televisione pubblica che pagano tutti gli italiani». E proprio sull’ipotesi di pagare il canone Rai tramite le bollette della luce, riferisce: «È una delle proposte all’esame». Poi torna sul caso Sky, azienda «che ha superato in utili sia Rai che Mediaset, che ha ancora l’Iva al 10%». Motivo per cui «l’unica direzione era di portarla al 20% per tutti». Sulla crisi economica, invece, il Cavaliere spiega che il governo «sta esaminando la possibilità di passare da 600 milioni di euro a un miliardo» le risorse per gli ammortizzatori sociali e che il Cipe, domani, «si riunirà per dare il via libera al piano sulle infrastrutture da 16,6 miliardi». Inoltre, abbiamo «l’intenzione di fare qualcosa» per allargare la possibilità di ricorrere alla Cassa integrazione a operatori del commercio e precari, anche se «il bilancio ereditato è molto stretto».

Capitolo Alitalia: Berlusconi esprime una «personale posizione». Ovvero, «meglio accordi commerciali con partner stranieri, Air France o Lufthansa, e non ingressi nel capitale». E l’entrata della Libia in quello Eni? «Credo ci sia tutta la convenienza che sia parte in questa nostra impresa», è la replica del premier. Convinto che il suo governo rappresenti «il paradiso» per gli italiani, a cui rivolge un avviso ai naviganti: «Non vi libererete di me tanto presto... ». D’altronde, il suo più grande sogno, sorride, è «vivere fino a 120 anni». In alternativa? Far da mediatore tra Usa e Russia. In ogni caso, non ci sarà un nuovo Berlusconi (di cognome) sulla scena politica. I miei figli non sono impegnati? «Meglio così. Io basto e avanzo». Infine, in serata, inaugura un negozio di antiquariato in via dei Coronari. E al telefono con Andrea Bocelli, «scrittura» così il tenore: «Mi farebbe molto piacere averti come ospite a una serata del G8».