Giustizia, Berlusconi ha i numeri per la riforma

Il premier ottimista: gli scontenti del Fli riusciranno a spostare gli
equilibri nelle commissioni parlamentari chiave. E ieri in appello
assolto e scarcerato dopo 5 anni Mercadante, ex consigliere regionale
azzurro accusato per mafia

Roma - Temporeggiare. Dopo una lunga giornata di riunioni ad Arcore in compagnia del solito gabinetto di guerra (Ghedini, Longo e Perroni) Berlusconi decide per un’altra sosta ai box in attesa di vedere come andrà a finire l’assalto finale a Fini e al Fli. Già, perché è ormai chiaro che la strategia difensiva sul fronte giudiziario è strettamente legata a doppio filo con quel pallottoliere che ormai da mesi campeggia sulla scrivania di Verdini ai piani alti di via dell’Umiltà. Dove, smentite a parte, non solo nei giorni scorsi si sono fatti vedere autorevoli esponenti del Fli ma continuano anche in queste ore lunghe e cordiali conversazioni telefoniche.

Il Cavaliere lo sa bene ed è piuttosto ottimista. Come sa che è necessario aver chiaro il quadro dei nuovi numeri alla Camera per decidere la strategia da adottare per rispondere all’imminente avvio dei processi a suo carico (non solo il Rubygate, ma anche Mills, Mediatrade e Diritti tv). A parte alcune ipotesi piuttosto stravaganti come quella dell’improcedibilità, la via più praticabile resta quella del conflitto di attribuzione. Da sollevare, perché certamente più efficace, attraverso Montecitorio. La questione, insomma, dovrebbe finire nelle mani dell’ufficio di presidenza della Camera dove però il centrodestra è in minoranza. Di qui il lavorio sul pallottoliere. Nella speranza che fra qualche settimana gli equilibri possano cambiare ma anche perché non ha alcun senso sollevare adesso il conflitto di attribuzione - accelerando la pratica - quando c’è tempo fino al 6 aprile.

Così, ci sta che Berlusconi guardi con soddisfazione il fatto che il gruppo dei Responsabili presieduto da Moffa sia arrivato a quota 28 deputati grazie al «soccorso» del pidiellino Soglia. Un numero che permette ai Responsabili di entrare con due deputati in ognuna delle 14 commissioni dove da ieri la maggioranza è tornata a non avere più problemi di numeri. Resta in sospeso la bicamerale sul federalismo perché per rivedere la composizione è necessario un intervento dei presidenti di Camera e Senato. Intervento che nelle intenzioni di Pdl e Lega andrà chiesto solo dopo che si sarà tentata la via della nascita di un gruppo parlamentare dei Responsabili anche a Palazzo Madama (il Fli al Senato è ormai al rompete le righe). Ma è soprattutto sui numeri di Montecitorio che si lavora, visto che al momento anche un ingresso dei Responsabili nell’ufficio di presidenza (dove oggi non sono rappresentati) non consentirebbe al centrodestra di avere la maggioranza. Di qui l’idea di «favorire» la nascita di un altro gruppo con l’appoggio di Forza Sud di Miccichè. Due innesti nell’ufficio di presidenza, infatti, riuscirebbero a cambiarne gli equilibri. Magari entro il 6 aprile, quando la Camera potrebbe occuparsi del conflitto di attribuzione. E visto che Fini potrebbe comunque opporsi è tornata in queste ore l’idea di aprire un dibattito parlamentare sul suo ruolo non più super partes.

Berlusconi, dunque, prende tempo. Mentre i suoi legali sembrano puntare sempre di più sul legittimo impedimento da tarare con molta cautela a seconda dei processi (due vengono dati sulla via della prescrizione). D’altra parte, ragiona il premier, la procura di Milano «non vuole certo giustizia» ma solo «un processo mediatico». E ieri è rimbalzata anche ad Arcore l’assoluzione di Mercadante, ex deputato regionale siciliano di Forza Italia, condannato a dieci anni per associazione mafiosa è stato assolto in appello e scarcerato dai domiciliari dopo 5 anni. Avanti tutta, invece, sulla riforma costituzionale della giustizia che, spiega il ministro Alfano «sarà presto approvata dal Consiglio dei ministri» per poi andare in Parlamento. Sembra allontanarsi, invece, l’ipotesi rimpasto che gratifica pochi e lascia a bocca asciutta molti. Mentre è possibile la copertura di una o due caselle libere al governo.