Giustizia, Berlusconi: maggioranza unita al voto

Il premier: "Ogni forza ha le sue idee, stiamo esaminando la riforma
punto per punto per evitare emendamenti in Parlamento". E annuncia: "Entro tre anni la carta sparirà dagli uffici pubblici"

Roma - È inevitabile, quasi fisiologico avere punti di vista diversi, anche tra alleati. Ma non c’è nessuna spaccatura nella maggioranza. E sulla riforma della giustizia si va avanti con il «buon senso», discutendo insieme «punto per punto». Intanto, domani, il governo avvierà il riordino del sistema carcerario. Quanto alle intercettazioni, invece, per Silvio Berlusconi la questione non si lega all’ampliamento o meno dei reati da perseguire. Certo, serviranno pure nel contrasto alla concussione e al peculato, oltre che alla corruzione, ma il loro utilizzo - è questo un punto chiave - dovrà essere limitato nel tempo.

Seduto al fianco di Renato Brunetta per illustrare, a Palazzo Chigi, il piano e-gov 2012, messo a punto dal ministro per garantire maggiore innovazione e trasparenza nella Pubblica amministrazione, il premier allarga il discorso. E fa il punto sul rapporto con il Carroccio, spiega cosa verrà inserito nel decreto all’esame del prossimo Cdm, torna ad auspicare il dialogo dell’opposizione sulle riforme. E così, per il Cavaliere «non è vero» che ci siano spaccature interne insormontabili sul versante giustizia. In realtà, sottolinea, «stiamo esaminando punto per punto e ho cominciato a farlo per evitare che, una volta che la riforma arriva in Parlamento, ci siano emendamenti presentati senza una preventiva discussione». Cioè, basta con le sorprese. E non c’è nulla di strano se, nel corso dei vertici a Palazzo Grazioli, ci sono state alcune divergenze. D’altronde, «ogni forza politica è portatrice di proprie istanze». Quindi, al momento «manca la condivisione su tutto», come sulla proposta di elezione di pm e giudici di pace voluta dalla Lega, e bisognerà consultare i cittadini, procedendo «in modo tranquillo, nel rispetto degli italiani».

Detto questo, Berlusconi annuncia che al Cdm di domani verranno presentati provvedimenti sul «sistema carcerario», che è «sotto pressione». «Lo Stato può togliere la libertà - dichiara in conferenza stampa, seguita in parte da Giulio Tremonti, a cui Brunetta dona una chiave Usb contenente i documenti illustrati - ma non deve togliere la dignità, la salute o la vita. Questo oggi non è rispettato» e «occorrono nuove carceri», magari anche «differenziate a seconda della pericolosità degli individui» o da riservare a «chi è in attesa di giudizio». L’auspicio, tra l’altro, è di «poter usare» lo strumento del «decreto, altrimenti i tempi sarebbero troppo lunghi». Dato che «a luglio o ad agosto, a causa del caldo, ci sarebbe una situazione difficilmente sostenibile», con il rischio di «rivolte» che «non dobbiamo permettere». Nella riforma, invece, non sarà prevista la rimodulazione delle circoscrizioni giudiziarie, con l’abolizione di tribunali piccoli. «Credo che questo tema non verrà affrontato - prosegue - perché, lo dico in maniera chiara, vorremmo che non incontrasse delle resistenze motivate da interessi locali».

In merito invece al nodo intercettazioni, il premier ricorda che «sono uno strumento di indagine che la nostra Costituzione definisce “eccezionale”, anche perché sacrifica la privacy dei cittadini». «Noi - rimarca - non abbiamo intenzione in alcun modo di impedirle, ma vogliamo siano utilizzate solo per casi particolari». Per tutti i reati con pene al di sopra dei dieci anni, così come per il contrasto a corruzione, concussione e peculato. «Il sistema - aggiunge - può essere utilizzato quando esistono già degli indizi di reati per aggiungere altre prove». E, in ogni caso, le intercettazioni dovranno essere possibili «solo per un periodo limitato». Rimanendo in tema, assicura i cronisti presenti in sala: «Non ci saranno pene per i giornalisti, ma sanzioni gravi per gli editori se permetteranno la pubblicazione delle telefonate».

Sul fronte Pa, oggetto dell’incontro con la stampa, il premier spiega: «Vogliamo fare della Pubblica amministrazione - dove non ci sono solo fannulloni, ma anche tante persone preparate e non di rado eccellenti a cui va restituito l’orgoglio di lavorare per lo Stato - una struttura interamente digitalizzata. Con grandi vantaggi per tutti, per le famiglie e per le imprese». Dopo aver elencato le azioni già intraprese dall’esecutivo, il Cavaliere pronostica: «Prevediamo che entro il 2012 ci possa essere l’abolizione totale della carta nel settore, perché ogni pratica sarà digitalizzata e tutto potrà essere fatto da casa col proprio pc». E così, l’occasione è buona per rivendicare anche la battaglia «antifannulloni», cavallo di battaglia di Brunetta. «L’assenteismo è crollato di oltre il 40%», ricorda Berlusconi, secondo cui ora l’obiettivo è «azzerare le consulenze». Per il premier, inoltre, vi è un collegamento tra Pa e crisi. Il settore pubblico, nota, «soffre di bassa produttività ed elevata inefficienza», ma «i suoi dipendenti, che non rischiano il posto, possono essere decisivi» per superare la fase negativa.

Infine, un accenno al centrosinistra. Il voto bipartisan espresso sui primi interventi a favore dell’ammodernamento della Pa, sottolinea il Cavaliere, «dimostra che l’opposizione può, quando vuole, dare il proprio contributo costruttivo. E spero sia di buon auspicio per le prossime riforme che dobbiamo fare».