Giustizia, Berlusconi: "Presenteremo la riforma" Attacco ad Annozero: "No ai processi mediatici"

"Non credo si possa fare niente insieme - ammonisce il premier - fin quando questi signori si
comportano come si sono comportati". Sulla nuova Tangentopoli avverte: "Il meccanismo
mediatico giudiziario delle intercettazioni e delle indagini non è positivo per il Paese"

Roma - L’appello di Veltroni a riformare i partiti e a scrivere una sorta di codice etico viene lasciato cadere dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Arrivando al pranzo per gli auguri di Natale con gli eurodeputati, Berlusconi ha infatti risposto: "Non credo si possa fare niente insieme fin quando questi signori si comportano come si sono comportati e continuano a comportarsi". Il premier ha quindi invitato i giornalisti ad andarsi "a sentire le altre dichiarazioni di Veltroni di oggi".

No alla giustizia mediatica "Si è scatenato di nuovo il meccanismo mediatico-giudiziario che non fa bene al Paese: spero che le accuse a questi esponenti della sinistra possano essere ridimensionate". In diretta telefonica con il programma Mattino cinque su Canale 5, il presidente del Consiglio torna a parlare della riforma del sistema giudiziario: "I tempi per fare la riforma della giustizia sono immediati, il testo è pronto". Una riforma, che "andrà fatta di pari passo con quella federalista" e che si è fatta sempre più stringente con i recenti scandali legati al Partito democratico.

Attacco ad
Annozero Basta con i processi mediatici in tv. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, nel corso del pranzo con gli eurodeputati azzurri, facendo riferimento alla puntata di Annozero andato in onda ieri sera che lui stesso avrebbe seguito in tv. In particolare il premier, secondo quando riferito da diversi partecipanti, si è soffermato sulla parte in cui due attori in una sorta di fiction recitavano il ruolo del giudice e dell’imputato avendo come testi le intercettazioni alla base delle indagini in corso a Napoli. "È una cosa inaudita -ha detto il premier ai presenti - a cui bisogna porre un rimedio. Nel nostro Paese ci sono tre gradi di giudizio, non è possibile assistere a certe cose".

Riforma e dialogo con l'opposizione "La riforma è pronta, speriamo nel confronto parlamentare e siamo aperti alle suggestioni eventuali che possono venire dall’opposizione". Tuttavia, Berlusconi pensa che il Pd sia ancora giustizialista: "Stare con un campione del giustizialismo come Di Pietro è la prova che la sinistra del Pd è ancora essa stessa una sinistra giustizialista". E ammette: "Io ho sempre pensato che quello del Pd con Di Pietro sarebbe stato un abbraccio mortale. Tutto ciò è confermato dai risultati dell’Abruzzo che sono la prova del nove".

La nuova tangentopoli "Si è scatenato di nuovo il meccanismo mediatico-giudiziario delle intercettazioni e delle indagini che non credo sia qualcosa di positivo per il Paese", ha affermato il presidente del Consiglioin riferimento alla bufera giudiziaria che ha coinvolto alcuni esponenti del Partito democratico. Il premier ha aggiunto di augurarsi che "queste accuse rivolte agli amministratori della sinistra possano essere ridimensionate".

Crisi e consumatori "Il mio punto di vista sulla crisi rispecchia la verità: la situazione è nelle mani di tutti noi, dei cittadini consumatori. Da noi dipende anche la sua scansione temporale". Il premier ha comunque sottolineato come il governo abbia con i suoi provvedimenti "messo in sicurezza il sistema bancario e aiutato le imprese e le famiglie". "Alla luce di tutti i provvedimenti assunti dal governo, oggi non ci sono i motivi per una crisi se non da parte di consumatori che credano che ci sia effettivamente questa crisi e quindi la scansione temporale dell’eventuale crisi e la sua profondità dipende da tutti noi, da tutti i cittadini europei". A Maurizio Belpietro che gli chiede dei rischi di cassa integrazione per tanti lavoratori italiani, Berlusconi risponde: "Se questa crisi porterà, come purtroppo penso che sia, tanti lavoratori in questa situazione, abbiamo preparato risorse per pagare il 70% dei loro stipendi. Naturalmente pensiamo che questi lavoratori cominceranno a consumare di meno e ciò aumenterà la crisi viziosa che porterà altre imprese a produrre di meno e a ricorrere ad altra cassa integrazione".