Giustizia, caos ispezioni. La lite procura-polizia ora fa paura al ministro

Il Guardasigilli cerca di placare le polemiche dopo la richiesta degli atti a Sanremo e Latina Da Ds e Margherita nessun sostegno. Parla solo la Pollastrini, ma di violenza sulle donne

Roma - Clemente Mastella tenta di stoppare le polemiche. E incassata l’onda d’urto proveniente dall’Associazione Nazionale Magistrati, critica nei confronti del ministro della Giustizia «colpevole» di aver chiesto gli atti alla procura di Genova (per la ragazza sgozzata a Sanremo) e a quella di Latina (per il piromane rimesso in libertà dopo neanche mezza giornata di fermo), prende carta e penna e, in una lettera al Corriere della Sera, spiega le ragioni del suo intervento. Lo fa difendendo le sue posizioni dagli attacchi di coloro che hanno parlato di intromissione indebita della politica, ma anche profondendosi in manifestazioni di stima verso la magistratura.

«Il buon andamento dell’amministrazione della giustizia è interesse comune del ministro, dell’autorità giudiziaria competente e dei cittadini» scrive il ministro, rivendicando la legittimità delle sue richieste di accertamento che «non sono contro qualcuno ma a favore di tutti». Mastella prende spunto dagli ultimi fatti di cronaca per chiedere che vengano messe al bando le «polemiche strumentali». «Bisogna condurre riflessioni serie e pacate», spiega il leader dell’Udeur che invita a non parlare «mai senza conoscere i fatti. È così strano che il ministro chieda informazioni?». Ancora, «mai neanche ipotizzare un uso intimidatorio dello strumento ispettivo, come in passato è accaduto». Quanto al merito, per Mastella bisogna riconoscere «senza se e senza ma» che «la stella polare di ogni magistrato deve essere il rispetto assoluto del diritto». Ma, precisa, «è lecito attendersi dagli stessi magistrati piena coscienza degli effetti dei propri provvedimenti, anche nella prospettiva della prevenzione di comportamenti delittuosi». Insomma, per il Guardasigilli «non ci devono essere né la ricerca di responsabilità a posteriori in un’assurda rincorsa a un illusorio rischio zero nell’attività giudiziaria, né devono esistere santuari intoccabili sottratti a un obbligo generale di trasparenza delle proprie condotte».

Il resto del centrosinistra evita prudentemente di entrare nella querelle. Ds e Margherita scelgono di non commentare, non senza qualche imbarazzo. Dall’Italia dei Valori, invece, dopo l’affondo di Antonio Di Pietro critico nei confronti delle ispezioni volute da Mastella, arrivano parole in controtendenza rispetto a quelle dei giorni scorsi. «Basta con i pm sotto i riflettori» dice Pino Pisicchio, presidente della Commissione giustizia della Camera. «Anche la funzione giurisdizionale deve tener conto del sentimento popolare. Mentre biasimiamo le ondate di accuse indifferenziate nei confronti della magistratura, al tempo stesso non possiamo non tener conto del fatto che occorre introdurre un principio di responsabilità nell’esercizio della funzione giurisdizionale».

Nel frattempo ai piani alti del ministero della Giustizia, un anonimo, strettissimo collaboratore del ministro Mastella riassume il punto di vista di Via Arenula sulla contrapposizione in corso a Genova tra la polizia e il pm Enrico Zucca. «Quando una istituzione attacca un’altra istituzione si va fuori rotta e l’opinione pubblica rimane disorientata». «È in corso un attacco dei vertici della squadra mobile genovese» a Zucca, e dice il collaboratore di Mastella, «un richiamo all’ordine non sarebbe fuori luogo. È molto probabile - prosegue - che la circostanza che Zucca sia pm nel processo ai poliziotti del G8 abbia contribuito a determinare tensione». «Ad ogni modo l’immediatezza con la quale Mastella ha chiesto gli atti a Genova dimostra che il ministro non vuole coprire nulla».