Giustizia, cdm: al via riforma processo penale Il premier: "Se assolti niente ricorso in appello"

Via libera
al disegno di legge di riforma del processo penale presentata dal Guardasigilli Alfano. Parità di ruoli tra accusa e difesa, tornano i poteri alla polizia giudiziaria. Il premier: &quot;Potremmo anche modificare la Costituzione&quot;<br />

Roma - Il consiglio dei ministri ha approvato la riforma del processo penale presentata dal ministro Angelino Alfano. Il provvedimento, che ha avuto l’ok da Palazzo Chigi, contiene - a quanto si è appreso - cinque deleghe al governo a legiferare e che riguardano le notificazioni, le misure cautelari, la sospensione dei processi per gli irreperibili, la digitalizzazione, l’elezione dei vice procuratori onorari presso i giudici di pace. La riforma punta a limitare i poteri del pm, attraverso una maggiore autonomia alla polizia giudiziaria, ampliando allo stesso tempo le prerogative della difesa. La bozza di riforma, 30 articoli in tutto, prevede una maggiore autonomia per la polizia giudiziaria e una revisione dei poteri del pm, aumentando le prerogative della difesa. Secondo la versione più recente della bozza, sottoposta a gennaio dal ministro della Giustizia, ai colleghi della maggioranza, il pm potrà solo ricevere la notizia di reato senza più poter aprire fascicoli sullo spunto di articoli di giornale o confidenze private. Sono previsti anche criteri più certi per determinare il giudice competente se non è individuabile il luogo in cui è stato commesso il reato, ed è resa più facile la ricusazione del magistrato che "esterna" fuori dal processo. Si stabiliscono inoltre corsi obbligatori per chi aspira a dirigere un ufficio.

No appello se assolti La riforma della giustizia "non sarà completata" se non verrà previsto anche il divieto di appello dei pm in caso di assoluzione dell’imputato in primo grado, "e se sarà necessaria una riforma costituzionale la affronteremo". Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, spiegando che "questo principio ci sta molto a cuore". Nella riforma della giustizia "manca ancora una norma che ci sta a cuore, che ci porterebbe al pari delle altre democrazie occidentali" e cioè che quando "un cittadino è giudicato e assolto da un tribunale della Repubblica non possa essere più chiamato dall’accusa a rispondere in un secondo e terzo grado di giudizio, con grandi costi economici e rovindando la vita del cittadino e dei suoi cari. La riforma della giustizia non sarà completata fino a quando non avremo aggiunto questo tassello, e se sarà necessaria una riforma costituzionale la affronteremo".

Parità tra accusa e difesa "Anche le forze di sinistra, l’Udc e l’Anm potranno ritovare in questo provvedimento le proposte che avevano formulato" spiega Alfano. Il provvedimento sul processo penale varato dal cdm punta all’obiettivo di garantire il "giusto processo" con la "perfetta parità tra accusa e difesa, rendendo effettivo l’articolo 111 della Costituzione" dice il Guardasigilli illustrando a grandi linee i contenuti della riforma. Il disegno di legge, ha aggiunto, prevede "una più efficace lotta alla criminalità" restituendo dopo 40 anni una serie di compiti alla polizia giudiziaria.