La giustizia civile lumaca ci costa quasi 96 miliardi Va in fumo il 4,8% del Pil

RomaImmaginate 74 campi da calcio grandi come San Siro stipati di pratiche giudiziarie: quella montagna di carta potrebbe rappresentare i 6 milioni di processi civili pendenti. Decine di altri stadi servirebbero per conservare i fascicoli dei 3,5 milioni di procedimenti penali.
La lentezza della giustizia italiana, dicono gli esperti di Confindustria, si traduce in quasi 96 miliardi di euro di mancata ricchezza. La durata media di un processo di primo grado va dai 500 a 1.500 giorni, ma se si riuscisse ad abbattere anche solo del 10 per cento i tempi del settore civile si aumenterebbe dello 0,8 per cento il Prodotto interno lordo.
Per Edoardo Merlino, segretario generale del Centro per la prevenzione e risoluzione dei conflitti (Cprc), questa percentuale corrisponde in termini economici ad un milione di cause pendenti. Dunque, azzerando l’arretrato civile si guadagnerebbe il 4,8 per cento del Pil, poco meno di 96 miliardi. Si pensi che tutte le liberalizzazioni del governo Monti porterebbero ad un incremento del 2 per cento.
Lo stesso premier, nella conferenza stampa di fine anno, ha sottolineato quanto pesino sulla nostra economia i tempi biblici della giustizia civile, che tanto spaventano gli investitori soprattutto stranieri. Come dar torto a questi signori se in Italia servono 1.210 giorni per tutelare un contratto, contro 394 in Germania, 389 in Gran Bretagna e 331 in Francia? Si tratta di 1 anno 10 mesi e 27 giorni oltre la media di 518 dei Paesi Ocse. Oltretutto, i costi legali rispetto al valore della causa, sono altissimi: circa il 30 per cento, contro il 14,4 della Germania e il 9,9 della Norvegia. E alla fine le aziende devono aspettare in media oltre 3 anni oppure accettare accordi al ribasso, mentre all’estero si incassano i danni in 12 mesi. Più di 10 anni durano in media i fallimenti e la giustizia tributaria non va meglio.
Per l’Ufficio studi di Confartigianato la giustizia-lumaca sottrae agli imprenditori risorse per 2,2 miliardi di euro. E ora diverse associazioni di queste categorie reclamano con forza dal governo un intervento per recuperare competitività.
Il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, dice che il ministro della Giustizia, Paola Severino, dovrebbe affidarsi a magistrati-manager. Organizzando meglio gli uffici abbattere l’arretrato si può. Lo ha dimostrato Mario Barbuto, già presidente del Tribunale di Torino e oggi al vertice della Corte d’Appello. È stato premiato dall’Europa perché con il suo modello piemontese (esportato dal capoluogo ai 17 tribunali del distretto) è riuscito a far scomparire le cause arretrate a tempo di record. Sono passati 10 anni da quando è iniziata l’operazione, ma il nostro Paese è in pessima posizione in Europa e nel resto del mondo. Nel rapporto «Doing Business 2012» della Banca Mondiale siamo al posto 158 su 183 Paesi, compresi Gambia, Mongolia e Vietnam.
Colpa della scarsità di fondi per la giustizia? Pare di no. Per la Commissione europea sull’efficienza della giustizia, l’Italia spende 70 euro per abitante contro i 58 della Francia, dove in media un processo civile dura la metà. La spesa pubblica complessiva per tribunali e procure supera i 7,5 miliardi di euro, la seconda più alta pro-capite in Europa dopo la Germania.
Accelerare i tempi della giustizia farebbe risparmiare allo Stato anche gli oltre 300 milioni pagati per la legge Pinto sul risarcimento danni per processi troppo lunghi. E le condanne, per il Tesoro, in futuro peseranno 500 milioni all’anno.