Giustizia «condannata»: bilanci in profondo rosso

L’allarme della Corte dei conti: «Tra il 2001 e il 2003 recuperato il 30% dei crediti». In un anno spesi 505 milioni di euro, incassati solo 50. In media rientra la metà del previsto

Claudia Passa

da Roma

È vero che la giustizia è materia imprevedibile. Che l’arte di far quadrare preventivi e consuntivi, al di là delle apparenze, con la matematica ha ben poco a che vedere. Che anche il più rigoroso dei contabili nulla può di fronte al libero arbitrio di delinquenti, imputati e galeotti che dei bilanci se ne infischiano. E che con processi, intercettazioni e avvocati d’ufficio mandano i conti a farsi benedire. Ma i numeri della giustizia italiana raccontano un’altra storia. L’andamento non conosce inversioni di tendenza, il trend è fisso fin quasi alla noia: ogni anno si incassa meno di quanto si dovrebbe e si spende più di quanto s’era previsto.
L’ultimo studio della Corte dei conti ha un titolo che è tutto un programma: «Incongruenze, ritardi e carenze nei recuperi delle spese di giustizia». Capitoli di spesa eterogenei, squilibri finanziari, coperture delle spese che toccano picchi (negativi) preoccupanti. Il settore del recupero dei crediti sfiora l’emergenza: tra il 2001 e il 2003, trienno preso in esame dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, appena il 30% dei crediti di giustizia è stato recuperato. Drammatici i dati del 2003, con una spesa di oltre 505 milioni di euro e un recupero che si ferma a 50 milioni e non arriva a sfiorare il 10% dell’esborso totale.
Tante le voci che concorrono alla spesa annua dell’amministrazione giudiziaria: dalle indennità per i testimoni citati dai Pm agli onorari degli specialisti che collaborano con le procure, dalle notifiche al mantenimento dei detenuti, passando per la custodia dei beni sotto sequestro fino alle intercettazioni telefoniche, che tra il 2001 e il 2004 sono passate da 32mila a 100mila, tutte gravanti su 10mila apparati di registrazione: 1.698 acquistati dall’amministrazione, 2.445 dal ministero dell’Interno, 6mila noleggiati in pianta stabile per un costo medio di 40 euro al giorno.
La disamina della Corte dei conti riguarda le spese che gravano sul ministero della Giustizia, cui vanno aggiunte quelle del ministero dell’Economia e della Difesa (ad esempio il costo della giustizia militare) riconducibili all’amministrazione giudiziaria. Allarmante il rapporto fra le entrate potenziali e quelle effettive: nel 2001 a fronte di un «accertato» di 1.152.371.937,88 euro, l’entrata complessiva s’è fermata a 674.212.008, 97. Poco più della metà. Stessa situazione l’anno successivo, con 812.439.016,97 euro di accertato e 450.588.344,98 euro di incassi. Nel 2003 il trend è ulteriormente precipitato. In cassa avrebbero dovuto entrare 1.374.604.902,03 euro: il conto s’è fermato a 514.531.375,50 euro, poco più di un terzo.
E se nella riscossione l’andazzo non è confortante, sul fronte delle uscite le cose non vanno meglio. Nel 2001 l’«impegno» di spesa di 269.515.820,48 euro s’è concluso con un esborso ben più elevato, pari a 370.653.503,95 euro. Stessa impennata l’anno successivo (263.766.111,84 euro l’impegno, 346.296.224,25 la spesa effettiva), e ancora peggio nell’annus horribilis, il 2003, che a fronte di una previsione di 291.582.787,91 euro ha fatto registrare una spesa di 505.441.477,18 euro. A ciò si aggiungano i dati forniti alla Corte dall’Agenzia delle entrate, aggiornati allo scorso 31 marzo, che parlano di 164.439 atti giacenti presso gli uffici locali e ancora da mettere a ruolo, per un importo pari a 103.296.089,23 euro. Una «situazione preoccupante in termini di mancate entrate per l’erario e di possibili perdite di gettito finanziario».
Lo scenario tratteggiato dalla magistratura contabile è sconfortante: «A quasi tre anni dall’entrata in vigore del Testo unico sul riordino delle spese di giustizia - osserva la Corte - ci sono ancora ritardi e difficoltà di attuazione». Nel mirino, soprattutto i costi «critici» delle intercettazioni, «i cui rilevanti importi hanno assunto un andamento ulteriormente crescente» nel periodo in esame. Sotto accusa in particolare «l’articolazione delle fasi e procedure; le caratteristiche della spesa; il credito erariale costituito dai recuperi delle spese di giustizia»; la complessa «articolazione di fasi e procedure, ripartite fra soggetti pubblici e privati», del meccanismo di recupero dei crediti, spesso affidato all’Amministrazione finanziaria. Soluzione, «un’azione meglio coordinata, più incisiva e tempestiva», dei soggetti coinvolti «nella programmazione e nel controllo della spesa e nella riscossione dei crediti di giustizia». E forse, un pizzico d’attenzione in più. A cominciare dalle intercettazioni.