Giustizia: in Corte d'Appello un'udienza al mese

Il ministro Brunetta ha avanzato l'ipotesi di introdurre i tornelli nei Tribunali e subito è divampata la polemica. Ma i dati inchiodano i magistrati: meno di dieci dibattimenti ogni trenta giorni

Roma - Ma quanto lavorano questi giudici che il ministro Renato Brunetta vuole affliggere addirittura con i tornelli? L’Anm si scaglia contro la «falsa idea» delle toghe fannullone, accusa il ministro della Pubblica amministrazione di non sapere di che cosa parla e afferma che «la produttività media dei magistrati italiani è particolarmente significativa anche nel raffronto con le altre realtà europee».

Produttività nei 1.592 uffici giudiziari vuol dire molte cose e non c’è dubbio che in tanti lavorino ben oltre un normale orario d’ufficio. Eppure, lasciando da parte le 166 procure dove il controllo della presenza è ben più difficile da rilevare ed esaminando i dati sui 166 tribunali (con 220 sezioni distaccate), le 26 Corti d’Appello e quella Suprema di Cassazione, si hanno delle sorprese. Sono dati molto riservati e difficili da reperire, e il numero delle udienze bisogna incrociarlo con il numero di magistrati giudicanti. Si scopre, così, che si affaticano molto soprattutto nelle Corti d’appello per il settore civile e del lavoro, dove spicca la media di poco più di un’udienza al mese (circa 60 procedimenti per ognuna). Come si arriva a questo dato? Sono circa 661 i magistrati impegnati in questi uffici e nel 2007 hanno tenuto 10.899 udienze, per una media di 16 udienze all’anno. Togliendo 7 settimane di attività, visto che le toghe hanno 47 giorni di ferie (la pausa estiva con la «sezione feriale» è dal 20 luglio al 15 settembre) più 4 di festività, il gioco è fatto. Di un soffio migliora la situazione nelle Corti d’appello penali, dove si raggiungono le 2 udienze mensili (circa 40 procedimenti ognuna). Stesso calcolo, considerando 350 magistrati per 9.890 udienze, cioè una media all’anno uguale a 28. Le cose vanno appena un po’ meglio nel primo grado di giudizio, ma sempre rimanendo su livelli sorprendentemente bassi. Nei tribunali che si occupano di civile e lavoro circa 2.900 magistrati hanno celebrato nel 2007 359.038 udienze. La media per ognuno è di 124 l’anno, ovvero 3 udienze a settimana. In un mese, 12. Vediamo i tribunali penali, con circa 1.650 magistrati che hanno tenuto 145.553 udienze. In media 88 udienze per ciascuno l’anno, cioè 2 a settimana e 8 al mese. Mancano i dati dei tribunali dei minorenni e di sorveglianza, dove sembra che l’informatizzazione sia così scarsa da rendere inattendibili quei pochi che circolano. Un’occhiata anche ai giudici di pace, che hanno 845 uffici e 4 sezioni distaccate: sono 1.790 e hanno tenuto l’anno scorso 217.057 udienze, per ognuna delle quali vengono pagati. A cottimo, si direbbe. Ma non per questo si ammazzano di lavoro, o forse più di tanto non possono fare: ognuno 121 udienze l’anno, circa 3 a settimana e 12 al mese. Per quanto riguarda la Corte di Cassazione, pare che non sia mai stata monitorata nelle statistiche delle udienze. Chi ci lavora, però, dice per esperienza che normalmente ogni magistrato fa circa 4 udienze al mese, una a settimana. In questa situazione, non ci si può sorprendere se nelle Corti d’appello, che sembrano il vero nodo del lavoro giudiziario con numeri davvero eclatanti, si rinviino le udienze, a Bologna come a Venezia, al 2014. Il che vuol dire che in tutti questi casi e in molti altri ancora scatta subito la possibilità di un ricorso secondo la legge Pinto, quella sui tempi «ragionevoli» del processo. E infatti piovono le richieste di risarcimento danni contro lo Stato italiano, che puntualmente perde le cause con i suoi cittadini estenuati dai lunghi tempi dei dibattimenti, ben lontani dall’obiettivo dei 5 anni massimi o almeno dei 6 pretesi a livello comunitario per tutti i gradi di giudizio.

Oltre 41 milioni di euro sono costati negli ultimi 5 anni i processi lenti. Accelerare i meccanismi giudiziari, in questo senso, vorrebbe dire anche far risparmiare ingenti risorse alle casse pubbliche. Bisognerebbe, certo, considerare oltre alle udienze anche il numero delle sentenze che i giudici scrivono spesso a casa (soprattutto perché molti sostengono di non avere uffici) e i tempi in cui vengono depositate, ma rimane il fatto che forse, di fronte a un arretrato spaventoso si potrebbe fare di più. Perché a quanto risulta considerando i procedimenti definiti annualmente e quelli nuovi, le cause pendenti non diminuiscono mai, anzi aumentano. Osservate anche questi dati. Nel 2007 c’era nel civile un arretrato di 5.242.713 cause, con 4.215.166 procedimenti definiti e 4.409.852 nuovi. Nel penale l’arretrato era di 3.166.388 cause, con 2.743.425 procedimenti definiti e 2.873.492 nuovi. Vuol dire che andando avanti così non ne usciremo mai.