La giustizia delle conferenze stampa

Domanda: chi ha ucciso Chiara? Risposta: «Le indagini procedono a 360 gradi». Ma dai: indagini a 360 gradi? E poi? La polizia brancola nel buio? Il cerchio si stringe attorno ai sospetti? Che cos'è? Uno scherzo fuori luogo? Siamo seri: queste frasi ormai non si sentono nemmeno in una fiction di serie B scritta da uno sceneggiatore vicino alla pensione. Purtroppo, però, si sentono nella realtà, a Garlasco, Pavia. Nella conferenza stampa del magistrato inquirente. Nuova domanda: che indizi avete raccolto? «Solo indizi che non dicono nulla». Meraviglioso. E allora che aspettate a raccogliere indizi che dicano qualcosa? La Fata Turchina? Maga Maghella? Il Genio della Lampada? Babbo Natale?
È vero, come sostiene l'ex ministro Vassalli parlando del caso dei piromani, che ci sono magistrati che non hanno coraggio. In compenso ci sono magistrati che di coraggio ne hanno fin troppo. Il procuratore capo di Vigevano, per esempio, ha un bel coraggio: non riuscendo a prendere gli assassini, se la prende coi giornalisti. La categoria, sia chiaro, ha molte colpe. Ma le colpe non cancellano il problema. E il problema, che piaccia o no al magistrato, non è sbattere un mostro in prima pagina. È sbattere un mostro in galera.
Sul giallo di Garlasco si sono dette e scritte molte cose, forse troppe. In fondo non costa nulla un po' di moralismo di provincia, è così facile sbertucciare due cuginette che sognano la Tv, Fabrizio Corona e il circo dei media. Basta una spolverata di perbenismo in cachemire e ci si sente subito Michele Serra. È facile, rende bene. «Il mio talk show non si occuperà mai di questo delitto». E perché? Ma chiaro: perché, al contrario di Erba, è capitato d'estate, quando il talk show è chiuso per ferie. Maledetti assassini, manco rispettano il riposo del conduttore.
Sul giallo di Garlasco si sono dette e scritte molte cose, ma la verità è che in un piccolo paese della provincia di Pavia è stata uccisa una studentessa modello e che nessuno sa chi è l'assassino. Chiara era una ragazza splendida, senza ombre, tutti le volevano bene. Ed è stata ammazzata nella sua casa, con una ferocia senza pari. Chi è stato? Perché? Come? Non si sa nulla, per stessa ammissione degli inquirenti. Dopo tredici giorni siamo «al punto di partenza» e anche un po' a 360 gradi. Del resto si sa le indagini procedono lentamente, come ha fatto capire il Procuratore, anche perché è estate. E ci risiamo con l'estate. La prossima volta chiederemo agli assassini di colpire in autunno-inverno, possibilmente orario ufficio, così da non stropicciare troppo la toga.
Tutti si scandalizzano per l'omicidio di Garlasco, il reality show, il fotomontaggio, ecc. Ma il vero scandalo è che da tredici giorni, ormai, un feroce assassino gira libero per il Paese. Che facciamo? Gli diamo un'altra possibilità? Massì, come a Sanremo: il giovane sospettato di aver ucciso la fidanzata non è stato lasciato libero di ucciderne un'altra? O come a Treviso: gli slavi che hanno seviziato e massacrato i due anziani coniugi non sono forse in circolazione pronti per nuove e criminali imprese? Dicono i magistrati: non abbiamo le prove per mandarli in carcere. Oh bella: trovatele le prove. È il vostro mestiere. Altrimenti andate a zappare i campi di carciofi.
Sono dei fenomeni questi magistrati. Non trovano mai le prove. Quando le prove ci sono non le sanno valutare. Dimenticano le leggi, calpestano i codici, si scordano i cavilli che fanno tornare liberi i delinquenti. A conti fatti non riuscirebbero a tenere in galera per un giorno nemmeno Jack lo Squartatore colto in flagranza di squarto. Poi però fanno i fenomeni davanti ai microfoni. Se i cittadini si potessero difendere con le conferenze stampa, beh, saremmo il Paese più sicuro del mondo.
E conferenze stampa per dire cosa poi? Il magistrato di Vigevano sostiene che i giornalisti devono attenersi solo alla versione ufficiale degli inquirenti. Ma certo, come no? È perfetto: abbiamo teorizzato la velina della Procura, la censura togata, anzi il mincultog. Ai tempi del Duce, dei delitti non bisognava parlare. Adesso bisogna parlarne, ma solo un pochetto, e seguendo rigorosamente le istruzioni del pm. Così va tutto a meraviglia: i delinquenti possono dormire sonni tranquilli. I cittadini un po' meno, ma che importa?
Peccato. Perché se ci fosse concessa la possibilità di fare qualche domanda, chiederemmo conto di come stanno lavorando gli investigatori a Garlasco. Ci avete fatto caso? Sono anni, ormai, che ci raccontano di come sono bravi i Ris che in un batter d'occhio sanno ricostruire la scena del crimine. Ma dev'essere solo un telefilm. Nella realtà, invece, per leggere i file di un computer i Ris ci mettono più tempo che a leggere i Fratelli Karamazov in russo. E, fra l'altro, pare ottengano indicazioni meno utili di Dostoevskij alla risoluzione del caso. E i tabulati Telecom? È possibile che ci voglia più di una settimana per verificare la telefonata di Alberto con sua madre in vacanza? Ma come? Con tutte le telefonate intercettate e pubblicate sui giornali? Fateci caso: uno non fa in tempo a chiamare il cellulare della fidanzata che si trova la conversazione in edicola; conosciamo tutti i «ti amo» della Falchi a Ricucci, le sfuriate della Nina Moric, le confidenze dell'ultima valletta. E poi, però, non riusciamo a sapere se un possibile assassino invece che a commettere delitti sta al telefono con mammà? Ma vi pare? Allora ridateci Tavaroli, liberatelo, scarceratelo, assolvetelo per manifesta incapacità (degli altri). Almeno lui le telefonate sapeva controllarle. Fin troppo, forse. Ma almeno ci riusciva.
Nei giorni scorsi, di nascosto, il corpo di Chiara è stato riesumato. Motivo? Si erano dimenticati di prenderle le impronte. Si può dimenticare di prendere le impronte alla vittima? Assurdo. Eppure, a domanda precisa, il magistrato ha risposto che la riesumazione di un cadavere non è questione di interesse pubblico. Ma sicuro. E che cos'è allora? Un fatto privato tra il becchino e il Pm? Suvvia, siamo seri. Il magistrato eviti i predicozzi, risponda alle domande e se possibile arresti i delinquenti. Da tredici giorni c'è un assassino libero: che cosa sta facendo per inchiodarlo? I primi momenti dopo il delitto sono decisivi: Cogne insegna. Vogliamo evitare che Garlasco diventi un'altra Cogne? Perfetto: il Procuratore anziché scuotere i giornalisti scuota i suoi collaboratori. Si dia da fare. Mandi in galera quell'assassino, chiunque sia, con prove certe. E vedrà la morsa della stampa si attenuerà. Perché il problema qui non è che i giornalisti facciano un passo indietro. Il problema è che le indagini facciano un passo avanti. Almeno uno, anche piccolo. Ma non a 360 gradi.
Mario Giordano