Giustizia a due velocità

Quando aveva saputo che volevano mettergli le manette, aveva noleggiato a sue spese un aereo privato, aveva abbandonato precipitosamente il Sudamerica ed era rientrato in Italia. Destinazione: Rebibbia. Pensava di rimanere in cella il tempo necessario per chiarire la propria posizione, invece Silvio Scaglia ha riacquistato la libertà solo ieri. «Non mi sarei mai aspettato un percorso così drammatico», il suo primo commento. Il guru della new economy ha trascorso quasi un anno fra cella e arresti domiciliari. Trecentosessantatrè giorni. Così come Mario Rossetti, ex componente del cda di Fastweb, pure scarcerato. Un tempo lunghissimo per la custodia cautelare, quasi un’anticipazione sulla, eventuale, pena.
La Procura di Roma però non ha mai abbandonato la linea dura ed è convinta che Scaglia, fondatore e a lungo amministratore delegato di Fastweb, abbia in qualche modo avallato una delle più colossali frodi fiscali della storia italiana. Una vicenda che coinvolge un’ottantina di indagati e che nel febbraio scorso ha portato all’arresto di cinquantasei persone, accusate a vario titolo di una sfilza di reati: dall’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio all’evasione fiscale.
A marzo, Scaglia si era dimesso da ogni carica in Fastweb, proprio per alleggerire la propria posizione, ma l’unico risultato visibile, era stato quello di traslocare il 17 maggio 2010 da Rebibbia alla bella casa di Antagnod con vista sul Monte Rosa. Qui il supermanager è rimasto «blindato» fino a ieri e a nulla sono serviti gli appelli e le mobilitazioni a suo favore; nemmeno la lettera inviata dalla moglie al presidente della Repubblica per protestare contro il «carcere preventivo senza motivo». Tutto era rimasto come prima.
Secondo la procura di Roma alcuni amministratori e funzionari di società legate a Telecom Italia Sparkle e Fastweb avrebbero evaso il pagamento dell’Iva, attraverso false fatturazioni e servizi telefonici e telematici inesistenti; poi avrebbero trasferito i capitali all’estero reinvestendoli in appartamenti, gioielli, quadri e automobili. In tutto un maxiriciclaggio da due miliardi di euro. Un record.
Ma altrettanto paradossale era la situazione di Scaglia: sempre agli arresti domiciliari, anche se ormai l’indagine era finita e a novembre era cominciato il processo, con rito immediato. Ora la svolta: le esigenze cautelari sono venute meno. Per Scaglia e per Rossetti. «Abbiamo vissuto una situazione kafkiana», spiega ora la moglie del fondatore di Fastweb, Monica Aschei. Il dibattimento è in pieno svolgimento e fra gli imputati spiccano i nomi dell’imprenditore Gennaro Mokbel e dell’ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle, Gennaro Mazzitelli. L’ex senatore Nicola Di Girolamo, Pdl, ha invece concordato una pena a cinque anni. E ha restituito 4 milioni e 700 mila euro.