Giustizia, fiducia ai minimi. E Silvio va avanti

Oggi l’incontro tra Berlusconi e Fini per trovare una soluzione. Un
sondaggio rivela: solo il 15,9% degli italiani soddisfatto della
magistratura. E più di un cittadino su due è d’accordo: i giudici
colpiscono obiettivi politici

nostro inviato a Berlino

Silvio Berlusconi lascia la Germania in festa per il ventennale della caduta del Muro quando è ormai notte e con destinazione Roma. Questa mattina, infatti, incontrerà alla Camera Gianfranco Fini per provare a chiudere definitivamente la partita in corso da qualche settimana in una maggioranza alle prese con il dopo Lodo Alfano e con le candidature per le Regionali del 2010. Ed è soprattutto il primo il punto più delicato, visto che negli ultimi giorni più volte Niccolò Ghedini ha visto respinte al mittente da Giulia Bongiorno diverse ipotesi di provvedimenti «blocca processi», suscitando più d’una perplessità nel premier e nel suo entourage.

I due, però, sembra che nelle ultime ore si stiano lentamente chiarendo. Con il Cavaliere che ha sottolineato la necessità di una norma che impedisca alla magistratura di «decidere chi è titolato a guidare il Paese» e il presidente della Camera che si è detto d'accordo, sollevando come unica eccezione quella del metodo. «Ho detto che Berlusconi non si deve dimettere in caso di condanna e certo non nego un accanimento giudiziario nei suoi confronti - è stato il ragionamento di Fini - ma qualunque provvedimento in questo senso deve essere dignitoso e alla luce del sole».

D’altra parte, che nei confronti di Berlusconi la magistratura abbia avuto una particolare attenzione è ormai agli atti del comune sentire dell’opinione pubblica. E la conferma il Cavaliere l’ha avuta proprio in questi giorni, quando sulla sua scrivania è arrivata l’ultima rilevazione di Euromedia Research, l’istituto diretto da Alessandra Ghisleri che da anni ha tra i suoi clienti Berlusconi. Uno studio che il premier ha sfogliato anche durante il volo tra Milano e Berlino, convincendosi sempre di più della necessità di andare avanti sulla strada dello «scudo».

I numeri di Euromedia, in effetti, sono impietosi. Con la fiducia nella magistratura (intesa come competenza, credibilità e capacità di ricoprire il ruolo) che tra giugno del 2007 e novembre 2009 è scesa vertiginosamente dal 28,7% al 15,9. Colpa non solo delle ormai quindicennali inchieste sul Cavaliere, ma pure delle ultime vicende che hanno riguardato il centrosinistra: dalla caduta del governo Prodi a causa dell’inchiesta sulla moglie di Clemente Mastella, passando per le indagini che hanno portato Ottaviano Del Turco alle dimissioni da governatore dell’Abruzzo, fino ai guai di Massimo D’Alema che per sottrarsi ai giudici ha dovuto far ricorso all’immunità europea. Ma c’è di più, visto che il 55,3% degli intervistati è convinto che «la magistratura in Italia sia un sistema ad orologeria che sceglie l’obiettivo da colpire» mentre solo il 21,5% pensa che «stia cercando di pulire il marcio della politica» a fronte di un 12,1 che la ritiene «libera e scevra da condizionamenti».

Un quadro, insomma, che legittima Berlusconi a procedere sulla strada di una norma «salva processi» che resta l’unica soluzione per non farsi cuocere a fuoco lento sulla poltrona di Palazzo Chigi da avversari e alleati sgomitanti. Anche perché secondo il 52% degli italiani ha ragione Fedele Confalonieri quando dice che il premier fa bene a tutelarsi.

Anche su queste basi, dunque, si confronteranno oggi Berlusconi e Fini, entrambi - fanno sapere i rispettivi entourage - disponibili a trovare una soluzione. Che aprirebbe poi le porte a una più complessiva riforma della giustizia in nome di quella «legislatura costituente» che auspicava ieri il presidente del Senato Renato Schifani. Sul tavolo, infatti, ci sono la riforma del processo penale e la legge sulle intercettazioni (già approvate alla Camera e ferme al Senato), la riforma costituzionale della giustizia e la legge ordinaria sul sistema di elezione del Csm. Riforma - sempre secondo la rilevazione effettuata tra il 28 ottobre e il 6 novembre da Euromedia Research - su cui gli italiani sono d'accordo.

Alla domanda «che motivazioni crede che abbia il governo Berlusconi per procedere a una riforma della giustizia», infatti, il 54,2% risponde «reali» perché «i mali della giustizia sono sotto gli occhi di tutti». Solo il 34,1% parla di «motivazioni politiche» per «sottomettere la magistratura» all’esecutivo mentre l’11,7 non sa oppure non risponde.