Giustizia, Ghedini: le toghe ostacolano la riforma

Governo al lavoro per riformare la Giustizia: all'inizio del 2009 la bozza. <strong><a href="/a.pic1?ID=316946">Il premier assicura: &quot;In Parlamento siamo forti, possiamo vincere qualunque battaglia&quot;</a></strong>. Ma Ghedini sospetta della tempistica di certe inchieste: &quot;Proprio quando il Pd ha aperto alle modifiche&quot;

Roma - Onorevole Ghedini, in un’intervista al “Giornale” Luciano Violante fa autocritica sul modo in cui la sinistra ha utilizzato Tangentopoli come arma politica e si augura che oggi che le inchieste colpiscono il Pd il Pdl non faccia lo stesso errore.
«La nuova posizione di Violante è molto diversa da quella del passato. Ma non può che far piacere questa presa d’atto che quello che abbiamo detto per molti anni era vero. Sono d’accordo che le questioni giudiziarie non debbano essere strumentalizzate politicamente e il Pdl mai lo farà: nessuno di noi, tantomeno Berlusconi che è ipergarantista. Certo, quelli che nel Pd oggi criticano la magistratura e il giustizialismo dovrebbero ricordare ciò che hanno detto negli ultimi 15 anni. Prima di parlare di garantismo dovrebbero fare le scuse al premier, aggredito per tante inchieste per le quali alla fine lui è stato assolto perché il fatto non sussiste, come per il caso Sme».

Difficile immaginare questo tipo di scuse, non crede?
«Non arriveranno mai, è vero. Eppure, per porre la questione etica bisognerebbe partire dal fatto che quando si sbaglia ci si scusa. Per questo sono contento che al tavolo per la riforma giustizia, si debba sedere il ministro Alfano. Io, non so se ci riuscirei».

Il dialogo con l’opposizione sulle riforme è davvero possibile?
«C’è una grandissima difficoltà finché il centrosinistra, il Pd, non si affranca dall’Idv. Fino a quel momento il dialogo appare impossibile, perché non si può chiedere di trattare la mattina e insultare Berlusconi la sera, come fa Di Pietro. Che poi, in questo momento, non sente l’obbligo di prendere atto della posizione del figlio, che agiva mentre lui era ministro per le Infrastrutture. Purtroppo, non vedo nella leadership del Pd segnali che si voglia rompere questa alleanza».

Nella minoranza ora si grida al complotto delle toghe contro l’accordo sulla riforma della giustizia, anche se Violante non è d’accordo.
«Fa pensare che si sia scatenata una bagarre giudiziaria proprio dopo aperture dal centrosinistra, Violante in testa. C’è sempre stata un’insofferenza della magistratura verso la politica quando vuole modificare il sistema giustizia. Non mi stupirei se si fosse voluto toccare sia centrodestra che centrosinistra per intralciare il cammino delle riforme. Molte di queste inchieste partono con gran clamore e poi spariscono nel nulla. Il sindaco di Pescara, D’Alfonso, è stato scarcerato e ora sembra che dalla corruzione si ipotizzi il finanziamento illecito dei partiti. Dalle carte tanti provvedimento sembrano eccessivi. Come ipotizzare l’arresto per Bocchino per telefonate a mio parere ininfluenti. La verità è che oggi molti politici e soprattutto i sindaci sono ostaggi delle procure: non c’e n’è uno che non sia inquisito per qualcosa».

Le critiche di membri del Pd alla conduzione delle ultime inchieste significano che il legame con la magistratura di questo partito si è spezzato?
«Spero di sì, che nel Pd si rendano conto che la magistratura non può essere usata come arma politica, com’è stato fatto in questi 15 anni. Per sedersi al tavolo e riscrivere le regole con il Pdl e l’Udc, il partito di Veltroni dovrebbe riconoscere che non si può consentire alle toghe di impedire alla politica di governare, sia al livello nazionale che locale».

E crede che stia prevalendo questa linea nel Pd?
«Purtroppo, il partito ha molte anime. Alcuni dicono di non essere giustizialisti, altri no. C’è una gran confusione sulla giustizia: per la riforma trattiamo con il ministro ombra Tenaglia, che ci è stato indicato, ma non è chiaro quale linea prevalga».

È colpa di una politica debole se la questione morale viene delegata alle toghe? Servirebbero i comitati etici per sorvegliare i parlamentari, modello Usa, che propone Violante?
«È evidente che una questione morale imperversa in Italia e che la politica debba affrontarla. Quella dei comitati etici potrebbe essere una soluzione da studiare e ben vengano regole per non candidare i condannati con sentenza definitiva per gravi reati che non siano riabilitati. Ma non credo che si possa allontanare dalla politica chi sia solo coinvolto in un’inchiesta. Sarebbe troppo facile eliminare così chi dà fastidio».

Per mettere alla prova l’opposizione bisognerebbe entrare nel merito della riforma della giustizia. Quando accadrà?
«Alfano ha già incontrato esponenti di Pd e Udc, per presentare le linee generali. Ai primi del 2009 al Consiglio dei ministri sarà presentata una bozza che conterrà anche le parti migliori dei ddl del centrosinistra in materia. Proprio perché da parte nostra c’è la volontà di collaborare».