Giustizia, il governo prova a congelare la riforma

Ma i penalisti minacciano lo sciopero: «È la resa incondizionata al sindacato dei magistrati»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Il governo accetta la proposta del ministro Mastella e dà l’ok alla presentazione di un disegno di legge che, quando sarà approvato, bloccherà l’applicazione delle norme sulla giustizia sino al marzo 2007. Obbiettivo: concedere il giusto tempo al dibattito e modificare così la riforma Castelli. Dopo aver deciso che un decreto legge non sarebbe stato opportuno, il ministro Mastella, seguendo l’indicazione del presidente Napolitano, ha optato per un ddl che considera «l'atto più concreto riguardo all'urgenza che la materia impone».
Una decisione, secondo Mastella, che «non decompone quello che c'è, lo sottopone al giudizio della maggioranza e dell'opposizione, cosicché chiunque voglia trarne profitto e discutere con serenità, può farlo a partire da quando arriverà sul terreno parlamentare». Ma i penalisti scendono sul piede di guerra e minacciano lo sciopero contro quella che considerano «una resa sconcertante al sindacato delle toghe». Intanto, entro il 18 giugno entrerà ugualmente in vigore la norma che prevede le nuove misure sulla riorganizzazione delle procure ed entro il 19 quella sulla disciplina degli illeciti disciplinari; difficilmente il ddl potrà essere varato prima. Lo scopo del governo è quello quindi di approvare il ddl prima della fine di luglio in modo da stoppare il più contestato dei tre decreti legislativi, quello che riguarda la progressione in carriera delle toghe e la separazione delle funzioni tra giudici e pm.
Non tutto il governo pare fosse d’accordo con Mastella e c’è chi, come Di Pietro e Pecoraro Scanio, ha proposto di ricorrere al decreto legge. Lo stesso Mastella ha spiegato i motivi del suo no: «Anche il decreto, spiega Mastella, sarebbe dovuto passare per il Parlamento e io ho ricordato che al Senato c'è qualche fragilità di numeri». Il disegno di legge, che consta di quattro semplici articoli, sarà presto alla Camera.
A chi gli fa notare che nel frattempo due dei decreti «sospesi» stanno comunque per andare in vigore, per la preoccupazione dei magistrati, Mastella ha obiettato con una metafora: «Non importa che il gatto sia bigio o nero, l'importante è che riesca a mangiare il topo. L'importante cioè è che si arrivi a una conclusione che tenga conto del riguardo verso i magistrati e l'intero mondo della giustizia che è composto dagli avvocati e da tanti altri operatori».
Prontamente è arrivata la replica dell’ex-ministro Castelli, autore delle leggi di riforma che adesso potrebbero finire bloccate dal nuovo governo: «Il ddl approvato dal Consiglio dei ministri per sospendere l'effetto della riforma dell'ordinamento giudiziario è solo un disegno di facciata, perché basta conoscere minimamente i meccanismi parlamentari per capire che esso non ha alcuna possibilità di essere approvato in tempo utile per fermare l'entrata in vigore dei decreti legislativi della riforma».
Secondo Castelli, oggi capogruppo della Lega al Senato, la scelta del ddl dimostra «in tutta la sua evidenza la verità dei fatti e cioè che questa riforma va bene anche alla sinistra, come del resto, con grande onestà intellettuale, i più avvertiti e autorevoli esponenti dell’Unione in materia di giustizia hanno sempre sostenuto».
«Soddisfazione» per la scelta del governo da parte di Giuseppe Gargani, responsabile giustizia di Fi, che ora spera nel confronto sul merito. Ironico Alfredo Mantovano di An, per il quale con questa decisione, la cambiale in bianco firmata da Mastella ai magistrati è «andata in protesto». E il consiglio dei Ministri «ha dovuto accettare lo stop: niente decreto legge, bensì disegno di legge. Tradotto: pedaggio formale alla corporazione, rinvio della sostanza a data da destinarsi. Risultato: la corporazione protesterà e manifesterà, come se al posto di Mastella ci fosse ancora Roberto Castelli».