Giustizia, il governo va sotto Mastella: pronto a dimettermi

Oggi il governo è stato battuto al Senato sull'emendamento relativo alla separazione delle carriere. Con 157 voti a favore e 154 contrari passa una modifica del senatore ulivista Manzione a cui l'esecutivo aveva detto no. Mastella: "Voglio sapere se c'è la maggioranza"

Roma - Il ministro della Giustizia Clemente Mastella si dice pronto a dimettersi se la maggioranza non approverà l'emendamento sugli avvocati. Lo rivela il senatore dell'Udeur Nuccio Cusumano: "L’Udeur conferma le posizioni del ministro che se dovesse persisistere questa tendenza a sfilacciare il lavoro fatto dalla maggioranza con una rigidità che riaffora in aula su questo emendamento degli avvocati Mastella non esiterebbe un istante a prendere atto di questa difficoltà e a rassegnare le dimissioni".

"Non può salvarci sempre san Giulio" "Voglio sapere se c’è o non c’è una maggioranza, e questo si vede dai voti in Aula...". Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, usa toni ultimativi conversando con i cronisti alla buvette del Senato durante una pausa dei lavori dell’assemblea di Palazzo Madama sul ddl di riforma dell’ordinamento giudiziario. In ogni caso, commenta il Guardasigilli, la maggioranza non può essere salvata ogni giorno da "san Giulio" Andreotti, come è avvenuto ieri: "San Giulio - ironizza il Guardasigilli - si festeggia una volta all’anno, se questi pensano che un onomastico si possa festeggiare tutto l’anno...".

Governo battuto al Senato Il governo è stato battuto in aula al Senato su un sub-emendamento relativo al cambiamento di funzioni dei magistrati e la separazione dei ruoli tra Pm e giudici sul ddl di riforma dell'ordinamento giuridico. L’emendamento del senatore Manzione è stato approvato con 157 voti favorevoli e 154 contrari, nonostante il governo si sia pronunciato contrario. Il testo approvato prevede che per cambiare funzioni (da requirenti a giudicanti) per i magistrati che cambiano anche settore (da penale a civile e viceversa), sarà necessario cambiare non solo circondario, ma anche provincia. Questo perchè in alcuni casi (come Roma e Palermo) circondari e provincia non coincidono. Era dunque possibile, in alcuni casi, cambiare funzioni senza cambiare provincia. Con l’emendamento Manzione, questo non è possibile.

Uno degli articoli più contestati L’articolo - che disciplina la separazione delle funzioni tra magistrati requirenti e giudicanti - è uno dei più contestati del provvedimento insieme all’articolo 1 sul concorso di accesso alla magistratura, approvato ieri con un solo voto di scarto. Per andare incontro alle richieste dell’Anm, il senatore diessino Massimo Brutti ha presentato un emendamento, poi fatto proprio dal governo, con il quale si propone di cancellare l’incompatibilità regionale per i pm che vogliono passare alla funzione giudicante (e viceversa) nel caso in cui il cambio di funzione comporti anche il cambio di settore, dal penale al civile o dal civile al penale. In questa circostanza, ai magistrati basterà cambiare circondario (provincia).

Castelli: "Gli ho tirato il trappolone" "Gli ho tirato un trappolone e non se ne sono accorti...". Così l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, lasciando per qualche minuto l’Aula di Palazzo Madama, commenta con i cronisti quanto sta avvenendo sul voto per parti separate dell’emendamento del senatore dielle Roberto Manzione al testo di riforma dell’ordinamento giudiziario all’esame del Senato.

Schifani: "La crisi dentro la maggioranza c'è" L’aula del Senato "ha avuto un sussulto di libertà e non è stata schiacciata da ciò che chiede l’Associazione nazionale magistrati". È la lettura che il capogruppo al Senato di Forza Italia, Renato Schifani, dà di quanto è avvenuto stamani a palazzo Madama. "La crisi dentro la maggioranza c’è - aggiunge Schifani parlando con i giornalisti - e ora tocca anche il tema della giustizia".

Di Pietro: "Il testo è sbagliato" Il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro giudica l'emedamento Manzione "sbagliato nella forma e nella sostanza". Secondo il leader dell'Italia dei valori, "è un errore commesso da coloro che si qualificano come rappresentanti del primo Ulivo. È un errore di forma perché non è corretto unirsi ai rappresentanti della Cdl per sconfiggere l’Unione. Ma ancor di più risulta essere un errore di sostanza. L’emedamento proposto da Roberto Manzione, infatti, vuole dare maggior vigore alla Riforma Castelli che l’Unione vuole invece abrogare". E ha concluso: "Comprendo la disperazione dei magistrati che ancora una volta temono che una tale riforma limiti l’autonomia della magistratura e che certo non fa bene alla giustizia, che in un paese civile è il baluardo principale per la legalita".

L'Ulivo voterà contro l'emendamento Manzione "Il gruppo dell’Ulivo voterà contro l’emendamento del senatore Manzione sui consigli giudiziari e, ove fosse approvato, voterà contro l’intero articolo 4". È quanto dichiarano il presidente del gruppo dell’Ulivo a palazzo Madama Anna Finocchiaro e i vicepresidenti Luigi Zanda e Nicola Latorre. "L’Ulivo assumerà questa posizione - proseguono - non solo per convinzione, ma anche per onorare, così come ha sempre fatto, l’impegno preso con gli altri gruppi dell’Unione e con il governo". "Il gruppo dell’Ulivo al Senato - concludono - ha un solo obbiettivo: impedire che la cosiddetta riforma Castelli entri in vigore e garantire che venga approvato il disegno di legge del governo a tutela della qualità della giurisdizione e del lavoro e dell’indipendenza dei magistrati italiani".