«La giustizia italiana? Meglio il Guatemala»

Il meccanismo «era molto semplice». A spiegare il sistema delle consulenze d’oro della procura di Pinerolo sono alcuni degli stessi indagati. Lo raccontano nel corso degli interrogatori. In breve, Marabotto conferiva gli incarichi, ognuno dei consulenti intascava le parcelle e consegnava il 30 per cento a uno dei due commercialisti arrestati. Questi giravano la «bustarella» a Riccardo Saliceti, sotto inchiesta assieme ad altre 22 persone e ai tempi ragioniere dell’Agenzia delle entrate di Torino, che sua volta la dava a Dario Vizzotto. Il medico-intermediario, diviso il «gruzzolo» per due, consegnava al procuratore la sua parte. Perché Marabotto ama i soldi, ma non vuole sporcarsi le mani.
Una degli indagati, infatti, ricorda. «Era un buon lavoro, ma il 30% doveva tornare indietro». «La nostra percezione era nel senso che il lavoro fruttava, e che c’era uno scotto da pagare». Lo scotto è la tangente. «Ricordo un’altra cosa che mi è rimasta impressa - aggiunge -. Era una frase molto chiara, pronunciata dal procuratore: questa cosa della raccolta (dei soldi, ndr) la fai tu, così se ti beccano in galera ci vai tu».
Ancora. Marabotto è al telefono con Saliceti. Si lamenta delle verifiche che un maresciallo della gdf sta conducendo. La conversazione è del 12 ottobre del 2005. «Il maresciallo responsabile della verifica alla M. la pagherà molto cara. Sto piantando un casino con Roma! Quel maresciallo sparisce dalla circolazione. Ho già preparato una lettera al comando generale della Guardia di finanza, dicendo che è vergognoso che vadano a fare delle indagini che riguardano i compensi, e che quindi chiamano in causa il modo di agire della procura della Repubblica. A questo maresciallo gli fanno un culo a pioggia». Le cose andranno diversamente. Le fiamme gialle continuano le indagini.
Un’altra telefonata tra Marabotto e Saliceti. Quest’ultimo chiede al procuratore di intercedere con un pm, per parlare con lui di Ruggero Regazzoni, uno dei due commercialisti arrestati ieri su cui quel magistrato sta indagando. «Riccardo - dice il procuratore - lei è un amico. Non ci sono problemi». «Quindi - risponde Saliceti - posso dire che può prendere un appuntamento?». «Vabbè - replica Marabotto - andare nella tana del lupo mi sembra proprio un po’ pirla. Ognuno nella vita fa quello che vuole, ma io sono dell’idea che meno si va dai giudici e meglio è». Perché «nella vita non si sa mai cosa c’è...». Marabotto parla con cognizione di causa. «Nella vita, uno un po’ fuori dai problemi della giustizia pensa che ci sia niente di meglio che affidarli nelle mani della giustizia. Io mi affiderei nelle mani della giustizia del Guatemala, ecco».
Alla fine, però, il procuratore scopre di essere finito sotto inchiesta. Al telefono, ne parla con Vizzotto. È il 18 ottobre di quattro anni fa. «Mi sballa tutto - dice - anche se questo è il meno visto che adesso devo pensare a me stesso».