La giustizia-lista

In parte l’ha detto anche Giuseppe Caldarola sul Corriere: in questo Paese non c’è soltanto un’incultura bipolare che strumentalizza ogni inchiesta per scagliarla contro l’avversario politico. In questo Paese c’è anche un polo trasversale e giustizialista, minoritario e chiassosissimo, che rompe le uova nel paniere ogni qualvolta in tema di giustizia si tenti di mediare e dunque invalidare l’eterno derby magistratura-politica, in altre parole ragionare favorendo un clima che loro, invece, vorrebbero sempre di guardie o ladri, buoni o cattivi, impunità o galera, libertà o regime.
Questa rete giustizialista grida al golpe ogni minuto ed è oliata come una macchina, è fatta di giornalisti e magistrati e comici e professori e parlamentari e insomma dei vari micromega, di coppie&incolla alla Gomez-Travaglio, dei dipietrini, dei gherardi e furi colombo, dei tabucchi e dei fo, dei girotondi e ora dei beppegrilli: una rete che ha i suoi tornaconti anche economici e dove ogni accordo o dialogo o bicamerale verrà chiamata restaurazione o inciucio. Basta iscriversi a questa rete per uscirne martiri o se va bene parlamentari. A selezionare i nuovi iscritti, indirettamente, era la classe politica. Ora ha cominciato anche il Csm.