Giustizia, Napolitano: "Basta casi come Gela"

Il presidente della Repubblica scrive al Csm: "Casi come quello dove da 8 anni si aspettano le motivazioni di una sentenza e un imputato di mafia è stato scarcerato minano il prestigio della magistratura"

Roma - Mai più ritardi della giustizia come quello di Gela, dove per una sentenza sono stati necessari 8 anni e un imputato di reato di mafia è stato scarcerato. Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera inviata al vicepresidente del Csm Nicola Mancino, nella quale sottolinea "l’opportunità di invitare i capi degli uffici a esercitare con tempestività e rigore i loro poteri di vigilanza e, nello stesso tempo, di assumere - con la urgenza che la situazione richiede - le determinazioni procedurali e organizzative idonee a evitare il ripetersi di episodi del genere o il loro inaccettabile protrarsi". Episodi che, scrive il capo dello Stato, "minano il prestigio della magistratura e la fiducia che in essa ripone il cittadino".

"I mezzi di informazione - si legge nella lettera di Napolitano - hanno dato ampio risalto al gravissimo ritardo verificatosi nel deposito delle motivazioni di una sentenza emessa dal tribunale di Gela nel maggio del 2000. Il mancato deposito ha comportato la scarcerazione di soggetti che, in primo grado, erano stati condannati a pene rilevanti per delitti di criminalità organizzata. A distanza di circa otto anni dalla condanna, le motivazioni non sono state ancora depositate e non è dato prevedere quando ciò avverrà. Condotte di simile segno, pur se non sempre accompagnate dallo stesso clamore mediatico, vengono sovente prese in considerazione dal Consiglio, mentre altre impongono, altrettanto spesso, l’intervento dei titolari dell’azione disciplinare o degli organi ispettivi ministeriali per accertare le ragioni dei ritardi nel deposito dei provvedimenti: ritardi che hanno condotto talora a scarcerazioni di imputati condannati per delitti che allarmano l’opinione pubblica".