Giustizia, niente colpi di mano

Giuseppe Gargani*

Nel luglio 2005, dopo un lunghissimo procedimento legislativo durato quattro anni fu approvato dal Parlamento l’ordinamento giudiziario e in quella occasione detti un giudizio personale ma anche a nome dei partiti della maggioranza (Forza Italia in particolare) che avevano approvato la legge, e a nome di tanti cittadini e di tanti magistrati effettivamente indipendenti che, pur criticando alcuni punti della legge, erano nettamente favorevoli. È il caso di riportare quella dichiarazione: «Finalmente è legge il nuovo ordinamento giudiziario, al termine di un complesso iter legislativo e politico che per troppo tempo ha generato interpretazioni di ogni tipo. Ora è bene chiarire che le norme dell’ordinamento giudiziario non sono il frutto dello “spirito punitivo di quelli colpiti da Mani pulite e in particolare del vertice di Forza Italia incappato in numerose indagini”, come è stato detto. Infatti le norme approvate sono le stesse, a tratti con le identiche parole, preparate sin dagli anni ’70 dai partiti di centro e dal pentapartito poi. Norme che superavano un ordinamento varato in era fascista ma che regolando la magistratura sono sempre state accantonate, anche per la forte influenza che tutti i governi dagli anni ’50 hanno subito da parte del Pci per effetto di un consociativismo che aveva la prevalenza sulle questioni della giustizia. Non va dimenticato che le stesse critiche di oggi furono furiose anche quando l’accusa di non rispettare l’indipendenza della magistratura era rivolta alla Dc. Alla fine la mancanza di regole valide, condivise democraticamente, ha reso la magistratura una istituzione separata, corporativa, sovraesposta e ha accentuato il ruolo del Csm, che si è dato funzioni molto più ampie di quelle assegnategli dalla Costituzione. Questo squilibrio dei poteri tra il legislativo ed il giudiziario ha dunque innescato una deformazione politica che ha pesato davvero sull’indipendenza della magistratura, oggi non più considerata un valore da parte dei cittadini».
Orbene quel giudizio è ancor più valido, ed è limpido, sereno, positivo. Dopo il voto del Parlamento sono stati fatti i decreti delegati, forse più laboriosi e difficili della stessa legge, anch'essi approvati, e va dato merito al ministro Castelli ed al suo ufficio legislativo se la legge nel suo complesso sta per dispiegare i suoi effetti. Ci troviamo oggi con un nuovo governo che ha come programma l’azzeramento di tutte le riforme fatte con tanta fatica dalla maggioranza precedente. Questo è solo un intento punitivo perché un governo ha il dovere di proporre e costruire e non demolire e negare. A questo punto voglio ancora ribadire un mio pensiero già espresso: «Quando si supererà la polemica preconcetta o l’ossessione che l’attuale minoranza parlamentare ha di annullare le leggi che la maggioranza ha approvato in questi anni e si recupererà la logica e il buon senso, si capirà che le riforme avevano una logica ed erano ispirate a principi sani, capaci di recuperare la cultura giuridica che in questi anni aveva pur indicato alcune finalità e alcuni obbiettivi, per dare un ruolo nuovo alla magistratura e alle nuove ragioni della giustizia».
Le riforme sono apparse anacronistiche o sbagliate proprio perché sono avvenute con ritardo e hanno sconvolto situazioni incancrenite e privilegi garantiti sui quali si era attestata l’organizzazione giudiziaria. Se c’era bisogno di avere una ulteriore dimostrazione della sciagura determinata da un bipolarismo anomalo e sbilenco, le uscite dei ministri che fanno a gara a dichiarare di voler abrogare tutto (dalla fecondazione assistita, alla famiglia, all’ambiente alla politica estera, alla giustizia), la danno in maniera vistosa. Non posso entrare nel merito della riforma di cui si è tanto scritto che ha lo scopo principale di garantire la professionalità dei magistrati oscurata da leggi sbagliate allegramente approvate negli anni ’70 e finora doverosamente rispettate, ma ritengo che una riforma complessa come l’ordinamento giudiziario, che dopo 57 anni è riuscita a dare regole ad una istituzione come la magistratura, non può subire una indiscriminata moratoria al buio, perché davvero si scompaginerebbe tutto l’assetto faticosamente messo in piedi.
Il governo non può limitarsi ad un semplice stop, per giunta con un incostituzionale decreto di solo un articolo, senza spiegazioni, senza dire perché. Sarebbe un fatto che non ha precedenti nella storia repubblicana. Il nuovo ministro della Giustizia che è stato salutato da tutti con simpatia proprio perché estraneo alle polemiche e ai contrasti che hanno purtroppo contraddistinto le vicende degli ultimi lunghi anni, ma che è stato allevato dalla cultura del garantismo di De Gasperi e di Moro, non può rendersi responsabile di questo gravissimo atto. Al mio amico Mastella dico di essere all’altezza della tradizione e della cultura di governo e del rispetto dei ruoli istituzionali che hanno caratterizzato l’impegno dei cattolici. Il Parlamento a grande maggioranza ha approvato ben quattro volte la riforma e il Parlamento va rispettato. Il dialogo è utile e prezioso se viene fatto con tutte le parti in causa: il ministro dunque incontri tutte le parti interessate e i partiti e venga in Parlamento con proposte di modifica coerenti e organiche. Come ha già detto l’onorevole Pecorella, noi siamo disponibili a discutere e a farci carico anche delle posizioni diverse che si sono determinate. Una iniziativa diversa determinerebbe il prevalere della corporazione sulla volontà della rappresentanza popolare.
*responsabile Giustizia Forza Italia