Giustizia, il Pd apre alla riforma

Il ministro ombra della Giustizia, Tenaglia: "Riunire al
ministero un tavolo con avvocati, magistrati e personale amministrativo per
stabilire quali sono le proposte condivise". Pecorella: "Proposta più che condivisibile". La Bongiorno: "Essenziale la collegialità"

Milano - Per il ministro ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia, a decidere sul carcere per un indagato non può più essere un solo giudice. "È arrivata l’ora di affidare le decisioni sulla custodia cautelare a un collegio di magistrati e non più a un solo giudice", ha spiegato l’esponente del Pd in un’intervista al Corriere. "Sono favorevole a una riforma che affidi a tre magistrati la decisione sulle misure di custodia cautelare", ha insistito lanciando un appello al Pdl. "Noi siamo pronti a rivedere i meccanismo di garanzia quando c’è in ballo la libertà dei cittadini", ha assicurato, e "attendiamo che il governo si decida a scoprire le carte". Tenaglia ha confermato che il Pd avanzerà al ministro della Giustizia Angelino Alfano "una proposta di metodo: riunire al ministero un tavolo di concertazione con avvocati, magistrati e personale amministrativo per stabilire quali sono le proposte condivise".

Pecorella: idea condivisibile "La proposta dell’onorevole Tenaglia di affidare ai tre giudici la decisione sulla libertà personale è più che condivisibile: è la stessa soluzione contenuta nel disegno di legge per la riforma del codice di procedura penale dell’ex ministro della Giustizia Castelli e ripresentata da Forza Italia nella scorsa legislatura. Ma è insufficiente". Lo afferma Gaetano Pecorella. "Bisogna prevedere, come in Francia, anche il contraddittorio avanti ai tre giudici prima della decisione e dopo l’arresto provvisorio. Lo impone l’articolo 111 della Costituzione secondo cui nessun provvedimento del giudice è giusto se non è preceduto dal contraddittorio. Se c’è davvero la volontà di fare si può fare".

Idv: no ai risentimenti "Non accetteremo mai una riforma della Giustizia basata su irritazioni e risentimenti di casta". Lo dice in una nota il portavoce nazionale dell'Italia dei valori, Leoluca Orlando. " Riteniamo che interventi legislativi in materia di Giustizia - dice - non possono basarsi su umori e stati d’animo del momento o su strumentali polemiche indifferenti alla reale ampiezza e delicatezza del suo funzionamento. Riteniamo disastroso stravolgere quei principi costituzionali che regolano l’amministrazione della Giustizia, riteniamo invece necessario attuare pienamente quei principi e consideriamo un riferimento non negoziabile l’autonomia e l’indipendenza della magistratura".

Cicchitto: serve riforma autentica "Anche alla luce di ciò che sta avvenendo, è indispensabile una riforma autentica della giustizia. Le richieste di custodia cautelare e la loro attuazione non possono essere strumenti di spettacolarizzazione politica mediatica delle indagini, magari per produrre così 'sentenze anticipate' con conseguenze devastanti: infatti, conta assai poco che a distanza di sette-dieci anni l’inquisito venga assolto". Lo afferma Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl.

Nania: si alla convergenza Il dialogo fra maggioranza e opposizione sulla riforma della giustizia è possibile: "Apprezzo il metodo di procedere cercando una convergenza su una riforma importante come quella della giustizia", dice in una nota il vicepresidente del Senato, Domenico Nania, commentando la proposta di Tenaglia. Per Nania "l’obbiettivo comune deve essere quello di limitare il rischio di errori giudiziari."

La Bongiorno: "Collegialità? Essenziale" "Personalmente ho sempre sostenuto l’importanza della collegialità nelle decisioni più delicate". La presidente della commissione giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, noto avvocato penalista, considera positivamente l’ipotesi di affidare ad un collegio di magistrati, e non più a un solo giudice, le decisioni in materia di custodia cautelare. Anzi, la ritiene addirittura essenziale. "Questa collegialità è, peraltro, già inserita nella proposta di legge Alfano in materia di intercettazioni. Se questa venisse approvata, infatti, sarebbero tre giudici, e non più uno, a decidere sulla necessità di predisporle o meno. A maggior ragione ritengo essenziale una riforma che introduca la collegialità non solo quando c’è di mezzo la libertà personale ma quando si debba provvedere a qualsiasi forma di cautela ( ad esempio un sequestro) prima del processo. La collegialità è essenziale - ribadisce con chiarezza Bongiorno - anche perchè garantisce maggior ponderazione nell’assumere decisioni".