Giustizia, premier: "Accordo o parlo a Camere" Fini: "No alla soggezione dei pm al governo"

Berlusconi: "La giustizia? E' un macigno sulla vita della nostra democrazia, se non c'è accordo ne parlo alle Camere". Fini: "Sarebbe grave tornare alla
soggezione dei pm all’esecutivo, com'era nel fascismo". Poi: "Separazione delle carriere: sì ma
senza rinunciare all’indipendenza delle toghe"

Bruxelles - Il presidente del Consiglio parla di Bruxelles e lo fa 360 gardi, a prtire dalla giustizia "Un macigno", dice ai giornalisti. Le hanno chiesto di questioni italiane, come la riforma della giustizia o il caso di Ruby?, proseguono i cronisti. "No, siamo stati impegnati su cose serie". Se sulla riforma della giustizia non ci sarà accordo in Parlamento, "allora produrrò un intervento in Parlamento in cui, togliendo ogni infingimento ed ogni ipocrisia, dirò agli italiani partendo dal Parlamento qual è la situazione della giustizia e della magistratura italiana", dice Silvio Berlusconi. "Non ho ancora deciso quando riferirò sulla giustizia in Parlamento - aggiunge - perchè noi stiamo trattando con altre forze politiche per una riforma della giustizia. Quindi non voglio anticipare il mio forte intervento, rispetto a possibili accordi che potrebbero farci arrivare ad una conclusione positiva sulla possibilità di una globale riforma della giustizia".

"Soggezione dei pm" "Sarebbe grave tornare alla soggezione dei pm all’esecutivo, com’era nel fascismo". E' l'affondo che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, lancia alla maggioranza dal palco del Teatro Piccinni di Bari, dove è intervenuto al convegno Organizzare la giustizia - il ruolo del nuovo Csm: fra nuove regole da scrivere e vecchi ruoli. "Non è motivo di scandalo separare le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, ma è una riforma da fare senza rinunciare all’indipendenza della magistratura. Carriere separate sì, ma senza assoggettamento all’esecutivo".

La composizione del Csm "L’attuale composizione del Csm è adeguatamente bilanciata", spiega il presidente della Camera sottolinenado che "un eccessivo peso ai non togati esporrebbe l’organo ad una forte dipendenza dal potere politico, con gravi rischi per l’imparzialità dei giudici. Ove codesta riforma fosse attuata si determinerebbe un’alterazione d’equilibrio fra i poteri dello Stato".

Le risorse alla giustizia "La priorità di ogni riforma della giustizia è disporre di maggiori risorse finanziarie", continua Fini secondo il quale con maggiori risorse "si potrebbe incrementare il numero dei magistrati perchè non è vero che quello attuale è sufficiente, e si potrebbero migliorare anche le dotazioni, i mezzi e gli uffici a disposizione dei magistrati. E potrebbe essere migliorata e incentivata l’informatizzazione". Più risorse, per Fini, vorrebbe dire anche "dare vita alla costruzione di nuove carceri, perchè il problema del loro affollamento non può essere risolto con indulti o chiudendo gli occhi".

La lentezza "anacronistica" "La nostra giustizia, in linea generale, non è ingiusta - ragiona il numero uno di Montecitorio - piuttosto, il suo peggior male sta nella sua lentezza anacronistica, che ci colloca agli ultimi posti delle classifiche europee". "L’applicazione delle leggi penali - aggiunge Fini - non sopporta lentezza, che vuol dire scarsa tutela degli imputati e perdita di garanzia. Vuole dire inefficacia del sistema della pena, che invece deve essere pronta e certa. Non si possono riempire le carceri - conclude l'ex An - di detenuti in attesa di giudizio perchè si ripercuote sulle garanzie".

Legge elettorale: la preferenza Secondo Fini, oggi si "avverte la necessità, per esempio, di far sì che quella articolazione della Costituzione che prevede la suddivisione delle istituzioni repubblicane dal Comune fino allo Stato trovi nuove modalità di espressione attraverso, ad esempio, la possibilità per i cittadini di scegliere direttamente i loro parlamentari".